Interior design

Utrecht, interno giorno. Non era la vetrina di un negozio di cucine, era la loro cucina. E io, senza volerlo, con la mia zampa infilata nell’acquario delle loro vite, come un’ispezione dell’Ufficio d’Igiene, invece io – ve lo giuro – stavo solo passeggiando giù di qua, lungo il canale, non intendevo mica guardare.
Due sedie, chi aspettano tutte le sere? Lei, che conosce a memoria il tatto della sua guancia, la consistenza dei suoi polpastrelli, il profilo del suo orecchio, l’angolo tagliato male dell’unghia del suo pollice, la profondità della sua ruga sulla fronte, il colore della sua voce. O lui, che ha imparato perfettamente il peso della sua testa, il calore del suo palmo, il tono del suo sbadiglio, la lunghezza delle sue ciglia, il riflesso dei suoi denti, la forma della sua bocca, il profumo sul suo vestito.
Beh, io passavo per caso, non ci sono tende alle finestre qui…

Fotografia (B. De Vito) – Utrecht, 2010

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Looking for poetry in this and that.
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2 risposte a Interior design

  1. Pupanna ha detto:

    Per fare entrare piu’ luce o perche’ tutti sono moooolto discreti?
    Ma era decisamente invitante per non guardare …. E fotografare !
    Mi piace come scrivi!

  2. badev ha detto:

    Bentrovata (anche) qui, carissima Giovanna! xxx

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