A matita

Rue da Savoie, le mie dita sparpagliate sulla tua faccia, tutto da ridisegnare. L’Italia era la scatola delle pastiglie Leone in penombra sulla scrivania. Tu non hai fumato per l’intero fine settimana e abbiamo mangiato solo la torta al rabarbaro di rue du Temple. Cominciavamo. Io a Parigi scrivevo sempre: i sogni al mattino, gli accenti tonici sulle “e” del mio copione, le liste di mostre imperdibili (come Aurelie Nemour, persa), mi annotavo i posti dove cucinavano bene il cous cous o l’anatra, per ritornarci. Poi un giorno la torre ha iniziato a scintillare e la gente era contenta: aveva Natale con la neve. Tu disegnavi anche tutta la notte, mi ricordo gli occhi segnati e le matite fratturate nel cestino, quaranta metri quadrati di carta e grafite. Un mattino apparve inchiostro di china alla finestra, erano le rondini. A colazione Bruno, dietro al bancone, continuava a domandarmi di te servendomi il cappuccino di finta schiuma. Quel pomeriggio che mi vide tornare sola dai Jardins du Luxembourg con il sacchetto delle ciliegie mezzo rotto e una gamba tutta graffiata gli spiegai come stessero le cose e non fu certo una serata di cui avere nostalgia.
Non è il tempo che porta via l’amore.

Fotografia (B. De Vito): Parigi, rue de Savoie – 1999 (scansione di foto analogica)

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Informazioni su Badev

Looking for poetry in this and that.
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6 risposte a A matita

  1. Alessandra ha detto:

    No,non può il tempo portar via l’amor!Ben detto!

  2. esercizidipensiero ha detto:

    allego a queste parole bellissime, che mi hanno lasciata senza fiato, un piccolo regalo per il fine settimana. io lo sto guardando adesso, che potenza. buon weekend cara. http://www.youtube.com/watch?v=pQRPIS6iiPU

  3. ferdinando ha detto:

    “L’Italia era la scatola delle pastiglie Leone in penombra sulla scrivania”
    Questa da sola, per me, vale il racconto intero.
    Che bel modo hai, di mostrare le cose!

    A rileggerti presto
    F.

  4. Enrico Becagli ha detto:

    Da quella stessa finestra proprio in quell’anno ho gettato un fiore, lo ha raccolto mia moglie.
    Che sorpresa ritrovarti Barbara. Un saluto.
    Enrico (ormai svizzero).

    • Badev ha detto:

      Non so come tu mi abbia trovata, ma mi fa piacere e ti mando un abbraccione! Appena tornata dal Marocco io, leggi leggi. 🙂

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