Underground

La metropolitana di Glasgow, una specie di allegro giocattolone arancione discretamente maleodorante, ma molto efficiente, è un’unica linea circolare. Con dei convoglietti di pochi vagoni ciascuno, che passano ogni 4 minuti, si impiegano 24 minuti a completare un circuito che comprende 15 stazioni.
Fu aperta il 14 dicembre 1896, ed è la terza metropolitana più vecchia al mondo dopo quella di Londra e Budapest, originariamente azionata da un sistema a cavi (come i Cable Cars di San Francisco) e poi elettrificata nel 1935.
Dal lunedi al sabato è attiva dalle 6:30 alle 23:45, la domenica invece, senza una ragione logica, chiude alle “18:32” con un anticipo anche un po’ beffardo rispetto al legittimo desiderio di un suo utilizzo serale nei festivi che sono, in teoria, più mondani.
Questa regola non sembra scoraggiare i glasvegiani che sono comunque dei gran camminatori, basta fornirli di un trench o anche solo di una felpa con cappuccio, dato che una delle prime cose che colpisce, soprattutto quando si è in metropolitana, ma anche guardandosi un po’ attorno in superficie, è che “questo non è un paese per vecchi”.
In un articolo di Marco d’Eramo comparso sul Manifesto nell’aprile 2010 e intitolato “il cielo sopra la Scozia” si legge che nei suburbi di Glasgow, come per esempio nel quartiere di Gallowgate, di forte immigrazione irlandese, «la speranza di vita è di soli 54 anni (20 anni meno della media britannica, ndr), ma vi sono quartieri in cui la speranza di vita è perfino minore». Secondo le tabelle del libro di Mary Shaw e Daniel Dorling, The Widening Gap: Health Inequalities and Policy in Britain («Il divario crescente: disuguaglianze sanitarie e politica in Gran Bretagna») le periferie di Glasgow sono sempre nelle prime posizioni tra le più derelitte del paese e qui il tasso di mortalità sotto i 65 anni è il quadruplo di quello nelle zone più agiate dell’Inghilterra.
In un altro articolo comparso nel 2010 sul sito della “Royal Society for Public Health (RSPH)”, un’organizzazione indipendente che si dedica alla promozione e sorveglianza della salute e del benessere collettivo, in cui vengono messe a confronto tre città del Regno Unito, Glasgow, Liverpool and Manchester, che condividono profili socioeconomici simili, con alti livelli di povertà e bassi livelli di salute, emerge che la mortalità precoce, verosimilmente correlata all’abuso di alcol e droga soprattutto nelle aree più depresse, a Glasgow è del 30% più alta che nelle altre due città.
Quando cammino per la città, e non sono ancora andata nelle zone più deprivate di Glasgow, avverto spesso la sensazione di guardare un animale ferito di cui nessuno voglia o possa prendersi cura.
Mi è venuta la curiosità di leggere la storia di questo progressivo declino e questa che segue è una breve e approssimativa sintesi, ben lungi dall’essere esaustiva.
Nella seconda metà del 1800, durante l’era vittoriana, Glasgow era la “seconda città dell’Impero britannico” e possedeva il maggiore porto commerciale dell’Oceano Atlantico, nonché il più grande cantiere navale al mondo. Lo sviluppo industriale della città crebbe notevolmente e raggiunse l’apice agli inizi del ‘900, dopodichè iniziò il declino che si accentuò soprattutto negli anni ’20 e ’30 durante il periodo della Grande Depressione, e poi successivamente dopo la seconda guerra mondiale, a causa dell’impoverimento generale, alla migrazione della popolazione dalla città verso la campagna e alla concorrenza dei cantieri navali dell’Europa orientale e dell’Estremo oriente. Un ulteriore tracollo economico si ebbe durante gli anni ’70-’80 anche per effetto della politica di deindustrializzazione e privatizzazione dell’epoca Thatcher, dove la crisi coinvolse anche i maggiori cantieri navali del Clydebank e molti di essi furono costretti a chiudere.
Negli ultimi decenni si assiste ad un tentativo di recupero delle vecchie aree industriali in un programma di sviluppo urbano che guarda soprattutto alla cultura come elemento rivitalizzante per la città. Nel 1990 infatti Glasgow è stata nominata Capitale Europea della Cultura e ha continuato ad essere tangibilmente attiva nell’organizzare eventi e festival di ogni tipo.
Per tornare in maniera circolare all’argomento iniziale, cioè quello della metropolitana, vorrei concludere facendo un significativo confronto con la metropolitana di Torino, ben più recente, inaugurata solo nel 2006, cioè 6 anni fa, quindi 110 anni dopo quella di Glasgow, e costata circa 1 miliardo di euro. Nonostante i costi e la sua giovane età, già riesce a collezionare numerosi disservizi: pioggia dentro la stazioni, scale mobili perennemente fuori uso, speaker che annunciano le fermate sbagliate (e non di poco, Bernini al posto di Spezia), tornelli d’ingresso non funzionanti o capaci di catturare per sempre il tuo documento di viaggio (o peggio l’abbonamento mensile magari ai primi del mese), personale di emergenza che si presenta ben 40 minuti dopo essere stato chiamato all’interfono, sporcizia per terra, etc.. mentre mancano completamente banalissimi “comforts”, normalmente presenti in altre realtà sotterranee italiane ed europee soprattutto: una rivendita di giornali, un luogo di ristoro, un chioschetto o almeno dei distributori automatici e secondo me anche delle biglietterie con interlocutore umano, perchè la cosiddetta “automazione integrale”, quindi l’assenza di personale di bordo e agli sportelli, di cui la GTT si compiace in quanto “una delle caratteristiche più avanzate del settore”, per l’utente in balia dei disservizi non è affatto un vantaggio, mentre crea un alibi di ferro per chi sarebbe tenuto a dare delle risposte e invece non c’è.
Io qui con 1 pound e 20 centesimi se voglio compro un biglietto alle macchinette, altrimenti più volentieri mi reco allo sportello, la bigliettaia mi mormora qualcosa in scozzese stretto, non so ancora che cosa dica esattamente, però mi sorride e, a qualsiasi ora, mi augura una buonissima giornata.

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Looking for poetry in this and that.
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18 risposte a Underground

  1. Massimo Varengo ha detto:

    Condivido del tutto la tua opinione sulla metro torinese.
    Molto interessanti i dati e le osservazioni per quanto riguarda la mortalità dei glasvegiani (da solo non ci sarei mai arrivato !! mi sarei fermato a glasgovesi ) .
    Spero che tu stia benissimo , buona giornata
    massimo

    • Barbara De Vito ha detto:

      In realtà non si capisce come mai i glasvegiani per l’appunto muoiano di più degli abitanti di Liverpool e Manchester a parità di indigenza. C’è qualcosa che negli articoli chiamano “Glasgow effect” che è ancora oggetto di studio.
      Sto bene, cercando di tenermi lontana dall’effetto di cui sopra quando si scoprirà cos’è.
      Ti abbraccio!

  2. Pietro Di Legami ha detto:

    Carissima Ba’, come sempre la tua prosa è di una leggerezza invidiabile, che, unita alla chiarezza ed efficacia, rende la lettura sempre piacevole e interessante anche se l’argomento è “serioso”. Percepisco, sempre, una leggerissima ironia… Forse dovuto al fatto che mentre leggo, mi sembra di sentire la tua voce, con cui riesci a rendere piacevole e divertente anche l’ascolto del racconto di un’ora di PS allOIRM.
    Complimenti, D.ssa! Un abbraccio. pietro

  3. pupanna ha detto:

    concordo con il Pietro di sopra. La tua prosa è sempre leggera e non banale.
    Qualche volta ti racconto della nostra metropolitana surreale!
    Come anticipo sappi che consiste in una sola carrozza che va avanti indietro :))
    ciao

  4. laura motta ha detto:

    Che bello leggerti.Mi sembri “carica”, curiosa e sorridente, pronta a conquistare Glasgow….
    Un abbraccio
    Laura

  5. Barbara De Vito ha detto:

    Brava che sei passata, un bacione Laura!

  6. maluni ha detto:

    posso fare un copia incolla e scriverlo alla gtt?? (se non l’hai già fatto tu…). bello leggerti! e complimenti per aver scritto comfort invece che confort come fanno tutti!…sono sicura che scriveresti anche transfer invece che transfert, 6 troppo forte!! hai pensato di scrivere per un giornale italo/scozzese (se ce n’è? altrimenti di fondarlo tu? baciiiii

  7. gianni delmonaco ha detto:

    mitica barbara, finalmente l’articolo che aspettavo….
    gianni

  8. emiliana ha detto:

    Continui ad essere una tra le mie “luci in fondo al tunnel”!

  9. zioluc ha detto:

    mi è piaciuto il post, ma “glasvegiani” ha eclissato tutto.

  10. l'italo-lombardo ha detto:

    La metro di Glasgow e’ quasi rock. La citta’ anche.

    (grazie per il commento lasciato e buon anno anche a te!)

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