Le giraffe del Clyde

Rispetto al mio primissimo impatto con Glasgow posso dire che ormai, decisamente, sia pace fatta con questa città e ogni volta che qualcuno dei nostri amici viene a trovarci è un’occasione buona per riscoprire insieme il bello che ha da offrire.
Per ritornare a casa dalla fermata di Partick della metropolitana si può scegliere un percorso più urbano, la Dumbarton road o un percorso più “country” che costeggia il fiume Clyde. Io scelgo in base all’umore e al clima, perchè se c’è maltempo il percorso poetico diventa una prosa di ombrelli rovesciati dal vento, scarpe fradice e maledizioni in inglese alla pioggia orizzontale.
L’altra sera, invece, lungo la teoria di gru dei cantieri navali affacciati sul fiume compariva una perfetta “C” di luna calante, bella evidente, come la prima lettera di una tavola ortottica del cielo, appesa con un filo immaginario al gancio dell’ultima gru.
Mi sono fermata a pensare a quali fossero per me gli altri effetti speciali di Glasgow e ne ho fissati alcuni.
I gabbiani che sorvolano la Buchanan Street con la lentezza del mare sulla fretta delle persone, quella loro risata gutturale con cui si posano sfacciati sopra le statue equestri, magari proprio in cima all’elmo, come una presa in giro. E te li vedi lì a uno-due metri e sembra di essere in vacanza in Liguria, ma guardi le nuvole e non è più vero.
I nostri angoli di San Francisco scozzesi, quei punti fotogenici dai quali le strade si srotolano ripide, come la Garnet Street in centro oppure la Gardner Street nel West End dove, in fondo in fondo, si scorge il curioso profilo elettrocardiografico del Museo dei Trasporti di Zaha Hadid, nuovo di zecca.
Il suono eterno della cornamusa, quel folletto che può spuntare da un momento all’altro, fuori da un supermercato, dentro un vicolo o nella strada principale del passeggio, e io mi chiedo a volte se non sia troppo poco un pound nel cappello per una musica così antica.
Quasi quasi stasera si porta la nostra amica al Babbity Bowster dove un vecchio lupo di mare con un occhio bendato le servirà del “cullen skink”, ruvido il giusto e fatto come si deve (zuppa di merluzzo, patate e cipolle) e, chissà, se siamo fortunati, magari vedremo ballare e suonare un bel “cèilidh”.

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Looking for poetry in this and that.
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13 risposte a Le giraffe del Clyde

  1. Prif ha detto:

    Che bell’esperienza. Te la invidio. Un bacione afoso&appiccicoso

  2. esimia rosa pedra ha detto:

    è un pò come essere lì. Ti leggo con grande piacere

  3. penna bianca ha detto:

    Non sono mai stata in Scozia ma le tue parole in qualche modo mi contagiano.

  4. Ale ha detto:

    una zuppa invitante.slurp.:-)

  5. esercizidipensiero ha detto:

    le tue parole mi fanno una voglia di quello che per me è il senso di libertà. una specie di nostalgia per qualcosa che non ho mai avuto davvero. ho sempre detto che un giorno mi sarei trasferita da quelle parti, e non l’ho mai fatto, ci sono stata mille e mille volte ma mai definitivamente. quando ci penso, a quei posti, a quei modi, a quei colori mi rimane in bocca il sapore del sogno, di quell’altra vita possibile che non è stata di un’altra ipotetica me più inglese.
    è una storia lunghissima e vecchia…. (ho letto la vita davanti a sè, è stato un regalo scoprire gary di cui parleremo. sto leggendo la promessa all’alba. è incredibile. incredibile).

    • Badev ha detto:

      Per me è un assaggio, lungo, ma per ora temporaneo. Poi si vedrà.
      Anche per me “La promessa dell’alba” era stato il secondo, che coincidenza. Sono felice che ti sia piaciuto tanto, come vedi è apprezzatissimo.
      Un abbraccio!

  6. riruinglasgow ha detto:

    Giraffe, è vero! ottima definizione. Che buona quella zuppina di pesce, poi credo al Babbity sia una specialità. Da un mesetto qui e già hai ospiti, sei perfettamente integrata e devi restare per sempreeeeeee!

  7. Gianca ha detto:

    Quelle giraffe che incontri nel tuo safari lungo il Clyde, che siano di fiume o che siano di mare, a me affascinano un sacco!
    Per il resto, gli “effetti speciali” così come li chiami tu (come anche d’altronde le immagini oniriche ) che ci può regalare una città (con una Luna qui, un cielo lì pasticciato in un certo modo da nuvole e colori, o altro), beh, non è così facile imbattervicisi, bisogna avere l’occhio allenato e il cervello predisposto per quegli effetti speciali! E non tutti ce l’hanno!

    E con tutta questa tortuosità, cosa volevo dire?!
    Beh, che oltre ad essere portata (leggi anche fortunata) a cogliere queste visioni, a noi che non siamo lì ce le sai trasmettere proprio bene!

    ciau B!

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