Umido “ralenti”

Oggi, da sotto il mio ombrello, ho visto in un cortiletto una bella fila di panni stesi.
Certo qui i panni non sono sicuramente stesi al sole, ma almeno al vento sì, e poco importa che ci possa occasionalmente piovere sopra, perchè questo, mio caro E. E. Cummings, dev’essere quel luogo in cui la pioggia “ha così piccole mani”. Io l’ho trovato.
Forse Glasgow è anche questo, l’arte del ricominciare sempre daccapo, dell’aspettare che tutto asciughi infinite volte, del cercare riparo sotto la tettoia della propria pazienza, imparando a fermarsi.
Me lo insegna il conducente della metropolitana che a ogni fermata fa capolino dal finestrino e controlla in silenzio con la coda dell’occhio che tutti siano scesi e poi saliti illesi sul suo lungo bruco arancione.
Me lo insegna anche l’autista dell’autobus con cui gioco ogni mattina: lui mi chiede dove voglio andare, io gli rispondo, lui mi dice quanto fa e tocca di nuovo a me. Metto gli spiccioli in una macchinetta che stampa un biglietto personalizzato con la mia destinazione, scocca un bel “dling”, ma non dà il resto… così imparo, al prossimo giro, a mettere i soldi giusti. A ogni fermata salgono nuovi giocatori, e certo che è un metodo che rallenta un po’ la corsa, ma quando scendi ti viene quasi voglia di salutare tutti e infatti qualcuno lo fa.
Qui la lentezza si prende il tempo, ma te ne restituisce dell’altro che ha una dimensione più umana. Un giorno dopo l’altro a cercare le monetine nel portafoglio si diventa tutti più flessibili, ad aspettare che spiova si impara ad essere più tolleranti.
Gli scozzesi sono gentili, ancora capaci di tenere aperta la porta per un altro sorridendo e di chiedere scusa con spontaneità…persino i pullman, dopo una certa ora si fanno perdonare con la loro bella scritta luminosa: “Sorry! I’m not in service”.
Gente che non sbuffa. Io ne ho incontrate tante persone così a Glasgow. Il signore in Bath Street a cui ho chiesto un’indicazione stradale (peraltro sbagliata) e non mi ha mollata finchè non abbiamo chiarito l’inghippo del numero civico ed eravamo fradici entrambi, l’impiegato di St. Enoch che ha alzato la sbarra e non mi ha fatto pagare due volte il biglietto, perchè si è accorto che avevo solo sbagliato direzione, Cat dietro al bancone che mi ha offerto il caffè soltanto per averle suggerito dei posti da visitare in Italia durante la luna di miele, la signora col foulard che mi ha seguita fino all’uscita del supermercato per scusarsi di una prepotenza alla cassa di cui non mi ero nemmeno accorta.
Sarà questione di empatia, saranno i vestiti usati, sarà questa cultura dello scambio, questo “vintage” umano.
E’ gente che sta bene nei panni degli altri, anche quando sono un po’ umidi.

Foto (B. De Vito): Glasgow, Kelvingrove Art Gallery and Museum

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Informazioni su Badev

Looking for poetry in this and that.
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28 risposte a Umido “ralenti”

  1. esimia rosa pedra ha detto:

    vorrei qualche scozzese a Carmagnola, posso ordinarne almeno un paio?

  2. Carla Massimetti ha detto:

    Di questo mi ero accorta, sì, in giro per la Scozia; poca Scozia ma sufficiente a mostrarsi così. Gentile e paziente. E contenta, allegra.

  3. doze ha detto:

    Sogno di tornare a Glasgow da quando, quattro anni fa, me ne andai via per continuare il mio tour scozzese e mi accorsi subito di essere stato troppo superficiale. Allora ero più giovincello e questi ralenti non li coglievo.

  4. penna bianca ha detto:

    Devo essere sincera, la pioggia la sopporto il giusto, ma la carica umana che incontri e che ci racconti, mi piace. A quanto sembra potrebbe essere una peculiarità degli scozzesi. Secondo me, anche in Italia ci sono posticini così basta scovarli.

  5. kalissa2010 ha detto:

    Incontenibile, irresistibile, indescrivibile desiderio di andare a Glasgow, salire sulla metropolitana arancione e respirare un po’ di calma umanità.
    P.S.
    Devo trovare il modo di segnalare questi tuoi scritti all’ente turistico scozzese: fanno venir voglia di partire!
    Intanto li segnalo ad un’amica che adora la Scozia…

    • Badev ha detto:

      Io non li traduco, però! Mi basta già parlare tutto il giorno in una lingua non-madre…
      Sei una segnalatrice implacabile 🙂

  6. kalissa2010 ha detto:

    Se vedrai comparire una Gatta da queste parti, vorrà dire che la mia segnalazione è andata a buon fine!
    Se comparirà anche l’ente turistico in Kilt…avrò colpito ancora! 😉
    KALI-SPAM!
    Hi! Hi!

  7. esercizidipensiero ha detto:

    l’autobus che si scusa è di una delicatezza degna di calvino. che bellezza questi minuscoli affetti sotto la pioggia.

  8. Gianca-so-long ha detto:

    W il “vintage” umano, e W l’inguaribile ottimismo di chi non smette, nonostante tutto, di credere nella bontà dell’essere umano!
    Badev mi stai diventando un guru! 😉

    • Badev ha detto:

      In effetti ho i capelli sempre più lunghi (ma la barba no).
      Tra il tuo so long e l’esimia di rosa pedra non so cosa mi faccia più ridere. Meno male che ci siete!

  9. riruinglasgow ha detto:

    Badev mi piace quello che scrivi, è vero, sono così questi scozzesi. Sabato ci vediamo sabato? Sabato!

  10. runningclouds ha detto:

    Bellissimo il vintage umano dai vestiti usati. Io che vivo in un posto in cui tutti corrono sempre e sono lo stesso in ritardo, sempre attesi da qualche altra parte, coi telefonini che squillano ticchettano e rumoreggiano costantemente… un po’ invidio questo ralenti nordico.
    Di certo, ti invidio la pioggia.

    • Badev ha detto:

      La pioggia orizzontale? Sei sicura..? Uhm…
      Sono certa che esista una via di mezzo tra Glasgow e Tel Aviv, mia cara.
      Un bacio e grazie di essere venuta virtualmente a trovarmi fin qui.

  11. Marina Prete ha detto:

    Scrivi benissimo, è un piacere leggerti. Mio zio, di origine irlandese, ha un modo di fare che mi ricorda i tuoi racconti. Ci vediamo domenica al cambio, grazie
    Marina Prete

  12. pupanna ha detto:

    qualcuno ha scritto l’elogio della lentezza, correndo si perdono tante cose. Ma lo si impara a poco a poco, lentamente appunto!
    Io sono un’amante dei mercatini e della caccia al vintage negli abiti, non succede solo lì !!
    “la tettoia della propria pazienza” che bella immagine :))

    • Badev ha detto:

      Ma io volevo dire che a volte qui resta qualcosa di bello nelle tasche dei vestiti degli altri e uno si mette addosso pure quello.
      Abbraccione.

  13. M ha detto:

    Mi piace scoprire il tuo parere di questa citta’…mi fai guardare bene delle cose che do’ per scontato

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