Appunti di viaggio, Singapore e Malesia

Appunti di viaggio dal taccuino rosso del 2008.
Nel tepore di un plaid di linea, dopo tredici ore, tre libri e un film, sono infine arrivata. Su Singapore si stende un incoraggiante color temporale e l’80% di umidità.
Vado in giro con i sandali a gennaio, questo non mi era mai capitato e mi colpisce abbastanza spostare lo sguardo dagli addobbi natalizi ai piedi nudi, miei e della gente.
In realtà in questa stagione le giornate non sono molto soleggiate e piove comunque una o due ore tutti i pomeriggi, si respira dentro un costante aerosol di scirocco, mentre in qualsiasi luogo coperto, taxi compresi, ti sparano addosso un’aria condizionata antartica, probabilmente la stessa con cui fanno sopravvivere gli orsi polari allo zoo. L’ho visitato ieri, io che sono molto prevenuta sugli zoo e i circhi, ma questo qui a Singapore è in effetti un enorme parco tropicale dove gli animali dispongono di molto spazio e quasi tutti del loro clima abituale, orso bianco a parte. Una menzione speciale va alla scimmia nasoide, alla sua affilata, rassegnata e composta bruttezza, come si vede in figura.
Muoversi in città è facile, Singapore è più piccola di Roma , ha un’ottima metro e autobus frequenti, si usa una tessera unica, moderna e ricaricabile, come a Londra, niente bigliettini inutili, tanto non ci potresti neanche avvolgere il chewingum che qui si compra solo in farmacia con la ricetta, incredibile ma vero.
Hanno un terribile pallino del pulito, c’è molto proibizionismo affinchè in città tutto resti immacolato e ordinato. La segnaletica relativa a obblighi e divieti qualche volta mi sgomenta, come ad esempio, nelle toilettes, l’obbligo di tirare lo scarico, oppure il divieto di portare il durian, un frutto squisito, ma dall’odore spiacevolissimo, su metro e autobus.
Qui puoi mangiare ad ogni ora del giorno e ogni tipo di cucina di qualsiasi parte dell’Asia. Io vado matta per il “roti-prata”, una specie di crèpe un po’ rozza, con dentro le banane o in alternativa con formaggio e uovo (ancora piu’ rozza!) e poi mi piace molto un riso fritto che nella padella diventa arancione.
La frutta è particolare, di solito dolcissima, ma spesso ha una consistenza strana, tipo sapone.
Se devo fare un appunto, beh, non vale quando il pesce si presenta a forma di uovo sodo e altri trasformismi di questo genere che possono turbare il palato del viaggiatore occidentale.
L’uso delle bacchette mi frustra tantissimo, del resto mi chiedo come si faccia a non voler riconoscere dopo tanti anni la superiorità di un oggetto semplice come la forchetta. Quanto al coltello, son quattro giorni che lo cerco.
Guidano a sinistra perchè sono stati colonizzati dagli inglesi. Lo stile coloniale è ancora abbastanza evidente in certi punti della città, in particolare al lussuosissimo hotel Raffles che prende il nome da un inglese che sbarcò qui nel 1919 e che pare morì ingloriosamente di mal di testa. In questo posto si beve un drink famoso che si chiama Singapore Sling e a tutti quanti sembra normale buttare per terra con nonchalance i gusci delle arachidi, a me dispiace un po’.

35 ml di Beefeater gin
15 ml di Peter Heering D.O.M (Brandy cherry)
10 ml di Cointreau
100 ml di succo di ananas
il succo di 1 lime
2 gocce di angostura
ghiaccio tritato

Un’esperienza sensoriale notevole è l’ascolto del pop cinese, un po’ soft e un po’ “bicchieri che si rompono”, ma finora non è stata mai così totalizzante da indurmi a comprare dei CD per ricordo.
C’è insomma una mescolanza pacifica di cinesi, malesi, indiani ed occidentali (pochi). Parlano tutti l’inglese, oltre al cinese, specialmente i genitori con i loro bambini.
La globalizzazione si sente, ma la tradizione si affianca senza scomparire, in una specie di “orgoglioso equilibrio”.
Durante un week-end lungo, in meno di un’ora di volo siamo arrivati in Malesia, Isola di Langkawi, terra di gechi e lucertole, pareti delle case dai colori spesso fluorescenti e grandi palme che vengono chiamate “palme del viaggiatore”, perchè l’acqua piovana rimane sulle foglie concave e così anche dopo giorni di sole, i viaggiatori dei secoli passati potevano dissetarsi.
Langkawi vanta forse il piu’ lungo piano regolatore di tutta la storia dell’urbanistica: non c’è nulla che si possa definire realmente “ultimato”, a parte i resort 5 stelle. Le case a volte sembrano case giocattolo, con le vite della gente, per lo più modeste, esposte alla vista di chiunque sopra i ballatoi.
La sera è un calamaio unico tra mare e cielo, si percepiscono solo le luci profumate del mercato di frutta e unguenti. I chador svolazzano fuori dai caschi, su motorini così veloci che non ne fotografi uno.
La notte è come le nostre notti, ma non si vede l’Orsa Maggiore.
La luna è orizzontale e ti sorride.

Foto (B. De Vito) Proboschid monkeys (scimmie nasoidi) at Singapore Zoo, 2008

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8 risposte a Appunti di viaggio, Singapore e Malesia

  1. zioluc ha detto:

    nasoidi

  2. esercizidipensiero ha detto:

    e per fortuna che la luna, orizzontale, sorride. calvinianamente sorride. le bacchette io le trovo la parte più divertente delle vacanze orientali. danno tutto un altro ritmo al pasto, mi piacciono moltissimo.

  3. kalissa2010 ha detto:

    Adoro leggere i racconti di viaggio.
    Aggiungono ciò che una foto non potrebbe mai raccontare.
    Un racconto di viaggio prevede un taccuino, una penna, del tempo per raccogliere idee ed emozioni, magari rubandolo al sonno, o al riposo su una panchina guardando un fiume, il mare, o aspettando che ci venga servito un pasto.
    Ne faccio anch’io, poi penso di postarli corredati da foto. Poi passa il tempo, ho altro da dire ed i racconti di viaggio restano li ad aspettare.
    Non sono mai stata così lontano: grazie per il viaggio!
    🙂

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