Tre civette

Avevano sì trent’anni più di me, ma nella voce avevano ancora il piacere della risata fino alle lacrime e questo le rendeva speciali. Quando ho detto che la sabbia di Citara aveva consistenza di cous cous, quando ho indossato il vestito nuovo rosso a fiori e ho versato il vino bianco nei loro bicchieri, hanno sorriso in modo indimenticabile.
I colori delle loro estati a Ischia negli anni ’70 finivano uno dopo l’altro nel salvadanaio del mio cuore, mentre in un angolo vintage della mia mente, mentre parlavano, qualcuno cambiava i 33 giri su un giradischi fino all’alba e gli altri ballavano piegando le ginocchia.
Quando l’ho incontrata per la prima volta al porto, Sina portava dei jeans e una maglietta gialla, Luisa cantava De Andrè guidando giù per la discesa verso la spiaggia dei Maronti: non eravamo creature poi così distanti, solo che io non dovevo allontanare il giornale per leggere.
Mi ricordo di noi quella sera, tre civette senza comò, sedute sopra l’ultimo gradino dei giorni di vacanza di settembre.
E’ bello questo marrone scuro uniforme dei tuoi occhi, dicevano, come se non fosse facile capirmi fino in fondo, come se intorno alle pupille si andasse a perdere nel buio qualcosa di importante. Per esempio che sapevo con le mie mani impastare la farina, ma non la vita, non sempre almeno.
E mentre mi raccontavano le storie dell’isola, il mare faceva le fusa sui loro amarcord, il sole tramontava dietro S. Angelo e si vedevano all’orizzonte delle nuvole basse, messe in fila come i vagoni di un treno.
Io poche volte ho riso tanto come quell’estate insieme a voi.

Foto (B. De Vito): Ischia ponte, “E passò qualcosa di lieve”

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Looking for poetry in this and that.
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12 risposte a Tre civette

  1. esercizidipensiero ha detto:

    sorellanza è la sola parola che mi viene in mente. di quelle cose tra donne e basta. che non si possono dire ma vivere soltanto.

  2. intesomale ha detto:

    non so che cosa sia la sorellanza e mi pare normale, ma il tuo post è bello, ci sento dentro un sacco di atmosfera (ma sono ciucco, eh, io avviso che non si sa mai)… comunque ora sono contento di avere cliccato sul tuo nome mentre leggevo pugni nello stomaco sulla pagina della Sventrapensieri. E vado avanti a leggerti più in basso.

  3. kalissa2010 ha detto:

    Fotogramma #1
    “sedute sopra l’ultimo gradino dei giorni di vacanza di settembre.”
    Fotogramma #2
    “sapevo con le mie mani impastare la farina, ma non la vita, non sempre almeno.”
    Fotogramma #3
    “il mare faceva le fusa sui loro amarcord”
    Fotogramma 4
    “all’orizzonte delle nuvole basse, messe in fila come i vagoni di un treno”

    Certe persone hanno il dono di passare attraverso la nostra vita e di lasciarci dei graffiti indelebilmente cari.
    Frammenti di fotogrammi di cui, il tempo, non altererà i colori.
    Sequenze di un corto pieno di luce ed un velo di nostalgia.
    Bello.
    Bello.

  4. penna bianca ha detto:

    Per fortuna non si contagiano solo virus e malattie… 🙂

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