Lione è casa mia

lionefinestreLione ci piace perchè sa di casa. A guardarla dall’alto, dal belvedere della Basilica di Notre-Dame de Fourvière sembra quasi Torino, stesso cielo un po' livido, palazzi ordinati, anche lei elegantemente in posa, con una cravatta d'acqua dolce al collo che qui si chiama Rodano e non Po.
E ci piace anche perchè è Francia, appena oltre il Frejus, una macchina di chiacchiere e si è già arrivati: Place Carnot, il mercatino domenicale dei cuccioli, una porzione di formaggio Saint Marcellin che nasconderemo ben lontano dai nostri nasi fino al rientro a casa, il pain au raisin che non diventerà mai italiano, che non farà in tempo.
Lungo la Montée de la Grande Côte la luce del tramonto palpita pianissimo e sempre più flebile sui colori pastello delle case, sul grigio chiaro della strada. L'unico semaforo rosso è una bellissima libreria per bambini, cioè di quelle per adulti che avranno letto e un giorno sapranno addormentare altri bambini leggendo.
In vetrina mi colpisce una piccola valigia nera con un aereo bianco sopra. In fondo, viaggiare, non è un po’ come leggere?
Liberté.
La grande Place Bellecour ci accoglie surreale con al centro una piramide di scarpe. “Handicap International” invita i lionesi e i turisti a manifestare il proprio impegno contro le mine anti-uomo firmando una petizione. La solidarietà crescente è una montagna di scarpe lanciate le une sulle altre che diventa simbolicamente sempre più alta, mentre le ore passano e una persona ogni due ore nel mondo resta mutilata per sempre.
Ci sono molti giovani, guardo i loro occhi che vogliono vedere un futuro più bello, vedo te che avresti già la biro tra le dita e un adesivo sull'impermeabile, la mia mano scrive insieme alla tua per quel futuro.
Fraternité.
E stamattina il grande Mercato delle Pulci del Canale di Villeurbanne, quello coperto, delle poltroncine imbottite, degli scrittoi, delle sedie di design e quello scoperto, delle bambole senza un occhio, dei dischi di vinile, delle cartoline sbiadite. Tutti gli oggetti sotto gli stessi comuni denominatori, il tocco di mani diverse da quelle cui erano appartenuti, le tracce romantiche del Tempo che è vero che vola.
Mentre andiamo via, sotto una pioggia ormai sottile, con spirito archeologico e di avventura ci mettiamo a rovistare per terra tra scatole rovesciate che sono piene di oggetti bagnati e pertanto sono state abbandonate lì.
Ci rimettiamo in viaggio verso casa con un imperdibile bottino: uno spartito in tre atti di Hansel e Gretel musicato da Humperdinck, una Francia di plastica arancione divisa per regioni, il menu di un ristorante di Saint-Symphorien-d’Ozon scritto a mano a inchiostro il 7 giugno 1936 (Galantines Maison, Brochet en Bellevue, Volailles Braisées, Gateau de Foie, Poulets Rotis, Asperges en Branche, Fromages, Macedoine de Fruits, Brioche, Vins, Liqueurs), una licenza giornaliera di pesca accordata a Monsieur Jacques Bret Norel nel 1932, un estratto conto con avviso di debito di 5890 franchi a carico di Monsieur Robert Vieudrin del 3 maggio 1949.
Egalitè, le umane vicende che si ripetono, sempre le stesse.

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Looking for poetry in this and that.
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14 risposte a Lione è casa mia

  1. Francesco ha detto:

    …………………… 🙂 ……………. 🙂 ……………….. 🙂

  2. esercizidipensiero ha detto:

    che bellezza questo piccolo viaggio. tu mi porti in vacanza, sempre, anche qui dalla finestra di un veneto nebbioso. grazie cara.

  3. zioluc ha detto:

    “una Francia di plastica arancione divisa per regioni”: questa mi piace!

  4. ejunko ha detto:

    Anche questa volta hai chiuso perfettamente il cerchio, in barba a tutti, specie gli stolti.

  5. penna bianca ha detto:

    Un post che mi riconcilia con il mondo.Quello fuori dal mio. E tu scrivi proprio, proprio, bene.

  6. Gianca ha detto:

    Lione è lì a una macchina di chiacchiere, io muoio dalla voglia di vederla, e tutto ciò che ho visto di questa città sono 2-3 angoli di strade – deserte – attorno ad una non ben precisata Gare, una domenica di primavera del millennio passato aspettando un cambio treno di ritorno da Parigi.
    Mi manca, e spero di colmare presto questa mancanza!
    Che poi, va a capire perchè le città tagliate da un fiume e abbracciate da colline, i cieli lividi e i palazzi ordinati, esercitano un fascino particolare nei miei confronti… 🙂

  7. Gianca ha detto:

    ehhh, lo saccio cara Ba, ahimè!
    e ci vorrei andare, ma ormai “in fretta” a basta pi nenn, ho visto cifre per gli alberghi in quei giorni che è meglio non ripetere…
    la prochaine fois! 😉

  8. Silvia ha detto:

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    Buongiorno,
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  9. Pingback: To dream, dreamed, dreamt. (Irregular creatures) | il pentolino per il mate

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