Gli autonauti della cosmostrada


Ginevra, 25 maggio 1982

Miei cari Julio e Carol,
non è stata un’idea straordinaria quella di incontrarvi a sorpresa nell’area di sosta a Villiers sous-Grez mentre io e A. ce ne tornavamo in Svizzera? Mai avremmo potuto rischiare di non condividere ciliegie tanto grandi e gustose con gli amici più folli che ci ritroviamo.
A guardarvi seduti su quelle due sdraio (com’è che le chiamate, gli Orrori Fioriti?), così felici, selvaggi e fusi con la miracolosa natura di bordo-autostrada, nessuno vi darebbe i trent’anni di differenza che avete, tale è la vitalità che guizza fuori dagli occhi di entrambi a ben più di 130 Km/h.
A due come noi, che hanno vissuto ad ogni latitudine e fatto decine di traslochi, quest’idea di viaggio rettilineo sulla Parigi-Marsiglia era parsa persino troppo statica, ma avevate ragione voi, nei vostri racconti non c’è proprio niente di monotono: solo due poeti come te e Carol avrebbero potuto inventarsi una città fantasma dove le piazze sono piazzole di servizio, le fontane gabinetti di autogrill, i lampioni i fari dei camion e delle auto che a ogni istante si incrociano sulla corsia opposta.
Benedetti ogni mattina dal bacio del sole radente sulla capote di un pulmino rosso Volkswagen, che voi chiamate affettuosamente Fafner o “il Drago”, riuscite a piantare tutti i giorni le radici tenere e brevi delle vostre macchine da scrivere e a realizzare con meticolosità scientifica un vero e proprio diario di bordo illustrato.
Siete matti e adorabili, in particolare tu, Julio, che conosco ormai da tempo e mi avevi già dato prova di esserlo, ma anche la tua bella fotografa non scherza.
Pensare di vivere bene per un mese nel Paese di Parkinglandia avendo come unici interlocutori gente con la vescica piena o con lo stomaco vuoto è segno che il vostro legame funziona perfettamente e ne siamo felici.
Ti ho osservato lavorare sodo a questo progetto in quel camping temporaneo che allestite ogni giorno e che riuscite comunque, magicamente, a far diventare “casa”. Sotto la frescura di poche file di alberi silenziosi, il tuo robusto paio di occhiali correttivi assiste alla nascita di ogni pagina di questa spedizione. Mi hai raccontato che sarebbe stata gioco e scommessa, principalmente, ma per me questo viaggio non potrà che diventare orbita dentro voi stessi, complice il non-essere-luogo dell’autostrada, navicella spaziale sospesa tra la routine farneticante di Parigi e il sogno di libertà nicaraguense cui sono certa ritornerete non appena sarete usciti dall’ultimo casello.
L’impresa avrà successo, vedrete, sono sicura che ritroverò in un libro pubblicato questi vostri appunti di viaggio che oggi pomeriggio ho ascoltato direttamente dal verde felino dei tuoi occhi, Julio. Restituirai al mondo l’immagine che stare lungo il ciglio della strada sia in qualche modo come stare lungo la spiaggia della Martinica ad ascoltare analoghi intervalli, ben scanditi, di rumore e silenzio.
Leggeremo soprattutto la felicità del vostro condividere tutto, dalla colazione alla buonanotte, dalle madeleines col succo d’arancia all’amore fatto sotto una luce di luna che filtra tra tendine corte di furgone e quadratini di zanzariere. E sapremo che, riuscendo a trovare l’avventura nel luogo meno anarchico che la geografia della Francia potesse offrire, sopra ogni altra cosa, vi sarete immensamente divertiti.
Con l’affetto di sempre,
B.

Liberamente ispirato dalla lettura di questo libro, minuscolo e modesto tributo a Julio Cortazar che è un mio grande amore.

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Looking for poetry in this and that.
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8 risposte a Gli autonauti della cosmostrada

  1. esercizidipensiero ha detto:

    Queste parole sono bellissime, di una delicatezza incredibile. E Julio, che non ho mai letto, me lo segno.

  2. penna bianca ha detto:

    quello che mi arriva da questa tua bellissima lettera potei racchiuderlo in una parola : complicità. una complicità che va oltre i protagonisti, oltre il tempo come elemento importante nel potersi sentire vicini. contenta di rileggerti. 🙂

  3. riruinglasgow ha detto:

    che bello! mi è piaciuta tanto questa lettera, e ho pensato che questo Julio fosse uno di Torino, che magari conoscevo anch’io.

  4. Gianca ha detto:

    Un libro che è un elogio alla lentezza. Ce n’è bisogno. E io stesso avrei bisogno, talvolta, di un viaggio così. Eventualmente anche stando fermo in un posto, perchè no.
    Questa tua lettera mi ha dato, oltre alla ‘classica’ voglia di partire (‘classica’ nel senso che molto spesso, leggendo queste tue, lascerei lì il pc e partirei!), un paio di evocazioni musicali di 2 canzoni stupende, di quelle canzoni che, anche solo perchè le hai ascoltate in un certo momento, hanno preso il loro cantuccio nella tua storia.
    “Le strade di Francia”, di D.Silvestri, che a questo punto penso si sia ‘quasi’ ispirato ai due viaggiatori.
    “Wishlist”, Pearl Jam, un capolavoro di canzone che non vorresti mai sentire la fine dell’elenco della lista di desideri enunciata da Eddie.

    Bon voyage

  5. Pingback: Parigi, seminando raccogliendo sillabe | il pentolino per il mate

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