Firenze, lo sai.

pittori
Caro il mio Barbarossa, studente in filosofia,
questa è la città dove torno ogni volta ad essere te e mi vedo svolazzare sulla canna di una bicicletta attraverso Piazza Indipendenza, senza un capello bianco, in una magia temporale che rimescola i miei quarant’anni e i tuoi venticinque. E di nuovo sono una di voi, con gli esami da dare, ma con moltissimi già dati che pesano sulle spalle, dentro uno zaino solo mio.
Firenze, per me un cristallo di ricordi universitari presi in prestito da chi, come solo un fratello può fare, voleva che diventassero anche miei, ennesima terra emersa del nostro mondo condiviso, un luogo che era ormai della giovinezza e non più dell’infanzia, dopo tutte le estati bambine trascorse insieme, dove la memoria affonda per sempre con dolcezza nei nostri tuffi dagli scogli, nell’impressionante somiglianza delle nostre voci, nelle suole degli stessi sandali Balducci già consumate a settembre, nel pallone che ci sfiniva e che finiva, regolarmente, dove non doveva. La nostra Macondo.
E con Firenze arrivava, attraverso te, un fiume di caotici e colorati amici che adesso vedo camminare, in quelle stesse stradine di appunti prestati e appuntamenti mancati, accanto ai loro nuovi amori e alle loro copie in miniatura e penso, con scientificità, che gli anni che passano siano segnati da un incontrarsi e un moltiplicarsi di cellule, un rinnovarsi di slanci vitali, da un continuo specchiarsi gli uni negli sguardi e nei ricordi degli altri, nelle tracce che siamo stati capaci o incapaci di lasciarci.
E io vi ho tutti nel cuore, accesi manifestanti fiorentini (o veneti naturalizzati) che ora più teneramente riscaldate un biberon o costruite con passione la vostra casa verticale nell’inverno olandese, studenti che eravate al penultimo esame e che ormai traducete Tolstoj dannandovi l’anima, com’è giusto che sia, per ore o giorni su una singola, inespugnabile parola.
Grazie mille proprio a te, Giuseppe, per averci dato le chiavi della tua casa piena di libri, accumulati come si accumulano i giorni, sulle pareti e sul pavimento, che le nostre librerie in fondo sono la metafora parallela delle nostre esistenze: le pagine scelte, quelle regalateci, quelle che neanche ci ricordiamo più, in cima all’ultima mensola, quelle che chissà dove sono finite, quelle piene di polvere, ormai in fondo a tutto, quelle mancanti che cercheremo per sempre.
E scusa per averti finito lo shampoo mentre non c’eri e non te l’abbiamo ricomprato perchè non s’è fatto in tempo, non avevamo un minuto da perdere mentre scoprivamo, affacciati alla tua finestra da cui si scorge piccolissimo il Duomo, di essere diventati grandi.

Foto (B. De Vito): Capelli volano, Belvedere di Piazzale Michelangelo (Firenze)

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Informazioni su Badev

Looking for poetry in this and that.
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30 risposte a Firenze, lo sai.

  1. ricbranca ha detto:

    Un codice che non è indispensabile conoscere, almeno non nei più minuti dettagli, per cogliere o per dare un senso ai tuoi pensieri.
    Bello. 🙂

  2. Piper ha detto:

    Da leggere con un bicchierino di vin santo..

  3. penna bianca ha detto:

    Che bella questa Firenze vissuta, ma vissuta anche di riflesso. Tutto si mescola in un’armonia di luoghi e di destini senza perdere contatto con la realtà. Libri compresi. Perché lo capisco. quando si trasloca spesso i libri è davvero difficile portarseli tutti dietro.

    • Badev ha detto:

      I miei libri mi seguono ovunque senza derive o naufragi. Le mie uniche derive letterarie sono i libri che ho prestato. Quelli non tornano mai indietro!

  4. Marco ha detto:

    E firenze disse… Grazie Barbara.

  5. riruinglasgow ha detto:

    sai che secondo me questa la hai pensata prima in latino e poi tradotta? vero? vero che pensi in latino? Oggi sei Barbarossae. Mi piace tanto questa tua versione, era ora, ma dove eri finita.

  6. Badev ha detto:

    La melior juventus (il calcio non c’entra).
    Ero un po’ in me.

  7. laura motta ha detto:

    che bello Barbara quello che scrivi
    c’è la dolcezza e la malinconia, la profondità e la voglia di vita, i cammini percorsi e quelli ancora da calpestare
    e fatti sentire

  8. Carlo ha detto:

    Bella immagine e bel ricordo. Con Firenze, conosciuta poco, ho sempre avuto un rapporto conflittuale: un poco m’attrae e un poco m’innervosisce, mi agita.

    • Badev ha detto:

      Certo, dal punto di vista turistico è agli antipodi di Torino, posso capire che ti agiti… 😉
      Ma ti attrae perchè è città per poeti.

  9. esercizidipensiero ha detto:

    Tu ci sei poco ma per fortuna che ci sei a portarmi per mano che mi fai venire voglia di andare in giro. E questa foto è S.T.R.E.P.I.T.O.S.A.

    • Badev ha detto:

      Poche volte il Duomo è così vicino, visto da Piazzale Michelangelo…
      A “presto”, edp! (si fa per dire, io ci sono poco, hai ragione)

  10. Jonuzza ha detto:

    dio , che colpo al cuore trovare nei tuoi ricordi i miei (che mi tormentano)
    (http://www.flickr.com/photos/melograno19/)

  11. kalissa2010 ha detto:

    Qual’è la cura per affrontare i giorni a venire, quando lo zaino, il cuore e gli occhi si fanno pesanti di malinconie, ricordi e nostalgie? Come di fa ad asciugarsi i pensieri, a scrollarsi la polvere e dire: “ok, meglio non pensare (o basta pensare) e andiamo avanti..”?
    Certi giorni sono macerie di vita dalle quali riemergere…

    P.S.
    Anche questo “corto” è bellissimo…

  12. Badev ha detto:

    Maria Clara, non lo so. Forse bisogna rileggersi Seneca.

  13. kalissa2010 ha detto:

    “per questo canto una canzone triste triste triste…”

  14. Mr. Incredible ha detto:

    Piazza Indipendenza. Piazzale Michelangelo. Si “sente” che Firenze ha rappresentato qualcosa di speciale…
    Tutte le mattine, TUTTE, giro la testa verso destra, scendendo da Bellosguardo, per godermi uno dei paesaggi più belli a cui abbia mai assistito.
    Ogni mattina.
    Questa è fortuna.

  15. Machi ha detto:

    Mi sono innamorata della foto da subito. Così delicata e piena di vita. E il tuo modo di raccontare dolce con una punta di malinconia ma sempre con un ampio sguardo sui piccoli dettagli. Sei proprio brava Ba

  16. Pingback: Primavera di libri | il pentolino per il mate

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