Si dice Glasgow, non Glesgow

fotoSi arriva tardi un giovedi sera e stranamente non si deve aprire nemmeno l’ombrello, si controlla di non essere atterrati sotto il cielo sbagliato, eppure no, il taxi è davvero uno di quelli che sembrano diligenze e il cocchiere alla guida, lì a destra, sembra si stia esercitando con uno scioglilingua, invece sta solo chiacchierando in scozzese, proprio con te.
Entri in automatico nella modalità sorriso, l’unica possibilità che hai di interagire con i locali, se non sei mai stato scritturato per un film di Ken Loach: l’impatto linguistico è sempre durissimo.
Non staccavo il viso dal finestrino, la città regalava ai miei occhi quello che era già mio e, dopo tanta attesa, mi scorrevano finalmente davanti tutti i toni di Glasgow, si inseguivano rapidi uno dietro l’altro come attraverso la fessura di uno zootropio, li succhiavo come un’ape affamata volata via in luglio e rimasta digiuna fino a febbraio: i mattoni rossi dei tenements, la pelle pallida delle ragazze, una gonna a pois, un’andatura deragliata sul marciapiede della Byres Road, la torre dell’Università, un cuore per San Valentino appeso alla porta di un ristorante indiano, fettine di passato e presente che evocavano dietro il vetro del taxi il nistagmo degli occhi, ma anche della memoria.
Io, un’arteria messa a nudo, a ogni svolta la sensazione di tagliarmi col margine di un foglio di carta e al tempo stesso l’immensa gioia di esserci ancora una volta.
In metropolitana l’atmosfera era ruvida, guardavo alcuni volti di donne e di uomini su cui gli anni avevano fatto fin troppa presa, clessidre viventi con le ore di sonno sicuramente accorciate dalla fatica di vivere, in mano una lattina di Irn Bru, giusto per dire di avere ancora qualcosa di arancione tra le dita.
Glasgow sei come sempre emozionante e scabra, preda di un prestigiatore invisibile che fa apparire e scomparire le tue colombe, protesa verso un’avanzata lenta, un progresso minuscolo, quasi impercettibile.
Alla fine mi sei cara solo per un concorso di circostanze che mi hanno portato fin qui, ma che avrebbero potuto guidarmi altrove. Ho imparato ad accettarti per quello che sei, con le scarpe rotte e i mocassini di vernice, ferita come un animale morente in certi angoli, invasa di colori e di una promessa di bellezza in certi altri. Spesso cammino nelle tue strade e mi sembri sopravvivere, come un’ipotesi di città che non decolla mai, palpitante eppure senza certezze, ben lontana dal candore preconfezionato e senza inciampi di Edimburgo. Incoerente e in costante trasformazione, come un essere umano, senza dubbio sei tu la più autentica, come è vero che si dice Glasgow e non “Glesgow”.
Anche stasera mi hai presa in braccio, cullata teneramente al suono della cornamusa, addormentata in quest’hotel tre stelle vicino a Kelvinbridge, sognando di raggiungere domani il Mare del Nord a un’ora da qui, una distesa d’acqua ampia e ventosa dove a volte cominciano le più belle favole mai scritte.

Foto (B. De Vito): Glasgow, the Hidden Lane – febbraio 2013

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Looking for poetry in this and that.
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30 risposte a Si dice Glasgow, non Glesgow

  1. Carla Massimetti ha detto:

    Orbene, non resta che andare a quel mare. Passando per la A di Glasgow.

  2. gisi ha detto:

    scrivimene una.
    voglio una fiaba bella.
    di quelle che sanno di pane e ti fanno sorridere mentre ti addormenti

  3. italo-lombardo ha detto:

    Glasgow con le scarpe rotte? Suona bene bene.

  4. edp ha detto:

    si dice pub, non pab. bus, non bas. è così che mi hanno detto da quelle parti tipo una ventina di anni fa. e pioveva, pioveva, pioveva.

    • Badev ha detto:

      A me però in Scozia non è capitato spesso che pur comprendendo la parola mi correggessero la pronuncia con aria stupita o addirittura snob e penso che questo faccia parte della loro indole simpatica e conciliante (o più probabilmente di una presa di autocoscienza, dato che i loro film sono sottotitolati anche nei paesi anglofoni!). Diciamo che si mettono a disposizione per cercare di capirti, mentre si preoccupano decisamente molto meno di essere capiti!
      In Italia però è facile sentir dire Glesgow, con uno sforzo di vocali effettivamente non necessario 🙂

  5. Luca ha detto:

    Come scrivi bene Badev.. Sembra di essere lì brava!!!

  6. penna bianca ha detto:

    Una città con l’anima. Oppure sei tu che non hai paura a far vedere la tua. Bravissima.

  7. massimolegnani ha detto:

    Sembra un brano allo specchio. Non lo dici ma mi dai l’impressione di identificarti nella citta’.
    ml

  8. Piper ha detto:

    Bentornata Barbara. Reduce anche io dalla Scozia , anche se per diversi motivi. I tuoi racconti mi accompagnano sempre, un abbraccio per contrastare il freddo del mare del nord 🙂

  9. riruinglasgow ha detto:

    nonostante i miei tentativi di sabotaggio, la foto e’ venuta bene. puff.

  10. massimo varengo ha detto:

    felice di avere tue notizie e, se così si può dire, …di leggerti felice

  11. Gianca ha detto:

    Già la frase del titolo è qualcosa di nuovo per me. Ma siamo sicuri? 😉
    Poi, forse, da oggi ricorderò anche finalmente il significato di “zootropio”, anche se non ne sarei così sicuro.
    Un viaggio lassù da quelle parti è sempre un piacere se in tua compagnia!

    ciau nè!

    • Badev ha detto:

      Sulla pronuncia sono sicura, dicono così anche sull’aereo prima di atterrare. Quantomeno l’importante è che non sia una “e” piemontese, per capirsi.
      Prima o poi nella vita arriva qualcuno che ti mette curiosità sullo zootropio, quasi sempre l’oggetto risulta arcinoto, pur avendone ignorato per anni il nome.
      Felice di risalutarti, “gianchetto”.

  12. violaraffa ha detto:

    puro brivido..
    ciao badev 🙂

  13. Pietro Di Legami ha detto:

    Bentornata, Ba’. Ti aspettavamo da un po’. Come ormai ci hai abituati, nella tua descrizione c’è un’Attrazione, che ti spinge a esplorare in prima persona i luoghi che ti hanno colpita coinvolta affatata. Come mai, sennò, mi è venuto un improvviso desiderio di andare a Glasgow? Un bacio.

  14. doze ha detto:

    Da quanto tempo non ci tornavi? Avevi delle aspettative? Qualcosa è andata diversamente oppure è filato tutto secondo ritmi e sfumature che erano già in te?

  15. Michele ha detto:

    Queste sono tra e parole più intense che io abbia mai letto su Glasgow… mi sento ispirato a scrivere della mia esperienza e delle sensazioni avute quando ho visitato la città che mi ha rubato il cuore, e infatti l’ho lasciato lì sperando di ritornarci…
    eppure ricordo di aver già letto questo articolo ma non ricordo perchè non commentai nonostante i meravigliosi ricordi che mi suscita.
    PS: mi sono iscritto alla newsmail del tuo blog appena ho realizzato che scrivi della Scozia =)
    Ciao …quasi quasi lo apro ankio un blogghetto xD

    • Badev ha detto:

      Al momento non scrivo più dalla Scozia, ma dall’Italia, però non è un buon motivo per disiscriverti!
      Mi piace questa passione che ti lega a un posto che anch’io amo tanto. Se senti che è arrivato il momento, devi raccontare qualcosa anche tu, la passione è un’ottima premessa per la scrittura!

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