Auguri Robert Capa (le foto che non hai scattato)

rc
Ciao Robert Capa,
ho visto, sai, come mi hai guardata appena ho varcato la soglia di Palazzo Reale (mica male, tra l’altro, farti ospitare qui per la tua festa), mi hai appoggiato sul viso uno sguardo lunghissimo, con quelle tue sopracciglia di gabbiano e l’espressione euforica, tipica di chi si deve spicciare a fare l’impossibile, che poi non si sa mai.
Sono venuta, caro Endre Ernő Friedmann (hai fatto bene, tra l’altro a cercarti un nome d’arte), per augurarti un buon centesimo compleanno, anche se gli ultimi sessanta, lasciatelo dire, sono stati anni di foto mancate, perchè tu su quel terrapieno ad Hanoi non ci dovevi salire, e avevi pressappoco la mia età, accidenti.
Vorrei raccontarti lo spreco della tua bravura imposto(ci) da una morte troppo precoce, vorrei parlarti delle foto che non hai scattato, in sostanza, dato che quelle che hai scattato le conoscono tutti e altrimenti dovrebbero.
Perchè banalmente uno degli ingredienti fondamentali della fotografia, tecnica a parte, è anche questo: esserci, in quel preciso momento. E a un certo punto tu non c’eri più e invece avresti continuato a fare la differenza, come in Normandia, come in Israele, come in Indocina.
Dalla metà degli anni Cinquanta in avanti non avresti certo faticato a trovare i “tuoi” soggetti.
Magari ci saresti andato anche tu a Saigon nel ’63, con il fotografo Malcolm Browne, prendendo sul serio la notizia di un monaco buddista intenzionato a cospargersi di kerosene e darsi fuoco in piazza, davanti all’Ambasciata di Cambogia. Ti avrei visto bene anche a Dallas, a raccogliere dentro un obiettivo le lacrime dei Kennedy, oppure a Washington, nel ’65, fotografare 30000 persone che sfilavano per manifestare contro la guerra in Vietnam o nel ’67 in Bolivia cogliere l’ultima agonia del Che che moriva con una pallottola nel cuore. E ancora, negli anni ’70, volare in Sudafrica per indignarti di fronte ai regimi segregazionisti e documentare, con la tua verità, il bianco e nero dell'”apartheid”, o infine in Cile per restituirci la Storia dentro un tuo straordinario ritratto di Allende o di Pinochet.
Io me li vedo questi tuoi ritratti immaginari, dove riusciresti come sempre a far cadere la luce nel punto esatto in cui gli occhi fanno un guizzo, proprio come in quelli di Pablo Picasso o di Ernest Hemingway (persino dentro un letto di ospedale) o dell’anonimo soldato accucciato per terra intento a prendere la mira.
E poi c’è ancora una cosa che sono venuta a chiederti. Dimmi della tua Gerda, della sua indole dolce e appassionata (come scrivono tutti quelli che parlano di lei), di come si teneva strette le sue macchine fotografiche e la sua emorragia, troncata quasi in due parti sotto un carro armato a ventisei anni durante la Guerra Civile Spagnola. Come potevi sopravvivere a un dolore così devastante, dopo che vi eravate consacrati totalmente l’uno all’altro e alle vostre comuni passioni?
Allora questa tua sconsideratezza da reporter, quest’agire nel disprezzo del pericolo, questa mania di trascorrere i tuoi giorni là dove i confini geografici sono ridisegnati ogni giorno dagli esplosivi, non nascondeva forse un inconfessato desiderio di tornare al più presto a lei?
Ingrid Bergman e Henri Matisse staccano dai loro ritratti un imbarazzato colpo di tosse.
Robert Capa non dice niente, mentre mi allontano dalla sala, vedo che mi sorride con il suo più strepitoso sorriso hollywoodiano, poi soffia per sempre sulla sua quarantesima candelina, compiendo cento anni, portati benissimo.

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Informazioni su Badev

Looking for poetry in this and that.
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40 risposte a Auguri Robert Capa (le foto che non hai scattato)

  1. Philippe Haumont ha detto:

    Très bel hommage, émouvant. Un commentaire de l’intérieur de Capa merveilleusement décrit et superbement écrit. Merci Barbara.

  2. olivia ha detto:

    leggero, arguto e un po’ ironico
    come al solito buona lettura
    ciao cara

  3. pupanna ha detto:

    quel che ha fatto è bastato a rendercelo indimenticabile !!Però hai avuto un pensiero che non mi aveva ancora attraversato ! cosa ci avrebbe ancora fatto vedere?! tipo le interviste impossibili …
    come sempre una scrittura coinvolgente!
    fino a luglio? mhhh …. da pensarci ….

  4. edp ha detto:

    io vorrei, io verrei.

  5. gisi ha detto:

    che bella interpretazione… contenta di aver visto la mostra e di averlo fatto con te. Ciao Robert!

  6. pietrodilegami@circolobloom.org ha detto:

    Come resistere? il pentolino di Ba’ non ci invita: ci spinge ad andare a vedere il sorriso di Capa, nella speranza che possa rivolgerlo anche a noi come a Ba’… Dubito: tra colleghi riesce meglio. Comunque andrò, grazie anche alla bravura di Badev, che mi convince sempre di più con la sua prosa che a me sa anche un po’ di poesia.

  7. Millia ha detto:

    Ecco bella un testo che ti assomiglia!

  8. Piper ha detto:

    Non mi rimane che far visita al vecchio Robert, non potrei non farlo dopo una presentazione del genere!

    Ciau Ba!

  9. Darko82 ha detto:

    Bene, mi piace il tuo punto di vista, soprattutto la tua interpretazione sull’amore perduto e poi ritrovato
    Ora non resta che andare a vedere la mostra

  10. massimolegnani ha detto:

    che bel taglio a questa recensione.
    E ti ci vedo ad osservare con cura i suoi scatti e “sdoppiarli” in quelli che sicuramente avrebbe fatto, ne avesse avuto la possibilità.
    ml

    • Badev ha detto:

      Quello che più mi affascina dei fotografi della sua generazione è la bravura “tout court”, quella in cui l’immagine dipende da quell’unico scatto e non si può perfezionarla con nessun “aiuto” tecnologico, dove correggere una fotografia che non soddisfa, significa rifarla “ritoccando” esclusivamente se stessi e non l’immagine, cioè ragionare diversamente su inquadratura, tempi e diaframmi, correggersi, mettersi di nuovo alla prova. In un ambito di guerra poi, come in questo caso, non è detto che vi sia sempre una seconda chance, vale ancora di più il senso del “decisive moment” di Bressons, allora il clic deve essere praticamente infallibile, à la sauvette, proprio come uno sparo.

  11. gialloesse ha detto:

    Grazie, grazie, grazie.

  12. Giovanni Cassanese ha detto:

    Chissà se è stato grande perché uscito di scena col botto o sarebbe stato grande lo stesso se se ne fosse andato piano piano invecchiando alla Cartier Bresson…

    • Badev ha detto:

      Uscire di scena col botto è quanto mai appropriato, argutissimo Sem. Credo che il fotoreporter stia alla fotografia come il rianimatore sta alla medicina. Quando è veramente bravo e ha la vita tra le mani, riesce a farne qualcosa di straordinario.

  13. Pendolante ha detto:

    Un bel modo di omaggiare un grande fotografo

  14. italo-lombardo ha detto:

    Robert Capa? Troppa cultura in questo blog…:)

  15. GianCapa ha detto:

    Dici a Capa che ha fatto bene a cambiare il suo nome (aggiungo tra l’altro che l’ha fatto proprio su consiglio della sua Gerda) e poi nella risposta ad un mio commento ‘osi’ chiamarmi “gianchetto”, vezzeggiativo ma anche evocativo… di frittatine a base di pesce azzurro! 🙂
    Ma veniamo a noi…
    Il tuo omaggio a Capa è più che un semplice invito a vederlo in quella bella cornice che è il Palazzo Reale, e ciò che più mi piace trovare in pentolini come questo è l’incredibile quantità di informazioni interessanti in così poche righe!
    E poi i tuoi voli, nello spazio e nel tempo, a vedere da un’altra prospettiva quello che è stato, e a sognare come avrebbero potuto essere cose che invece non sono state.

    E i tuoi commenti in cui avvicini il fotoreporter al rianimatore, al soldato in guerra? Eh beh!

    “Il sorriso hollywoodiano sotto le sopracciglia da gabbiano”, è LA descrizione in lettere di quella foto di Capa!

    Grazie per questo viaggio nella mia città, presto andrò a trovare Robert e a far gli auguri!

  16. penna bianca ha detto:

    Bellissimo post dove le tue passioni (la scrittura e la fotografia) si abbracciano di bellezza. ciao cara

  17. Michele ha detto:

    Gran bel fotografo 🙂

  18. gardentourist ha detto:

    Ciao, approfitto di questo tuo momento di distrazione con Robert Capa per coglierti di sorpresa… http://gardentourist.wordpress.com/2013/04/21/very-inspiring-blogger-award/

  19. Badev ha detto:

    Ciao! Grazie molte per il premio, grazie un po’ meno per il suo regolamento catenoso-santantonioso… Mi riservo di aderire (forse), a patto di infrangere un po’ le regole di gioco. Saluti, a presto!

  20. Pingback: Elliot Erwitt e Robert Capa : due grandissimi in mostra a Torino. | pensierifotografici

  21. Pingback: Caro Elliott Erwitt (lettera a un fotografo) | il pentolino per il mate

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