Alta fedeltà

Bruce Springsteen and Patti Scialfa (small)Ognuno ha un concerto nel cuore, il mio è quello dell’11 giugno 1988 al Comunale di Torino. Per anni avrei voluto essere quell’inutile ragazza coi capelli corti che lui chiamò sul palco a ballare “Dancing in the dark”, non perchè io sia portata per la danza, ma perchè lui era Bruce Springsteen, l’unico uomo al mondo capace di scrivere delle canzoni con parole ruvide tipo “fermata dell’autobus” e “raffineria”.
Avevamo quindici anni, ginnasio insomma, all’entrata dello stadio c’erano il prato, l’erba e le sigarette, all’uscita c’erano i genitori a prenderci, tutti in fila come in una sala d’aspetto, e in mezzo c’era stata l'”America” con i jeans strappati e probabilmente i sogni anche. L’America che non avevamo ancora mai visto, che si addormentava quando noi ci svegliavamo e quindi era lontanissima.
Di quel palco ricordo uno sfavillante sax tenore e, dietro quel sax, un uomo così grande che lo chiamavano Big Man, senza dubbio un fratellone ideale da portarsi in tournée, la giusta controparte per un ragazzo tutto ossa come il Boss.
E poi c’era Patti Scialfa, Patti la rossa, forse la corista più fortunata di tutti i tempi, che di lì a poco gli avrebbe dato tre figli.
Era il mio primo concerto serio, da allora ogni volta che vado a un concerto conservo lo stesso entusiasmo da liceale di quella sera. Solo che una volta era entrare, correre, spingere, sedersi per terra, mentre adesso sempre più spesso è entrare, cercare la fila, trovare il sedile, vedere aprirsi un sipario. Molta meno adrenalina.
Per esempio ieri sera. De Gregori festeggiava il suo sessantaduesimo compleanno con i torinesi in un concerto che definirei generoso. Per me un artista che dopo centinaia di concerti e un repertorio di canzoni collaudatissime prova a non vivere solo di rendita, ma si presenta con arrangiamenti originali e con infaticabili e virtuose variazioni sul tema, ecco, per me è uno serio. Freddino magari, come si conviene ai Principi, ma comunque un professionista, ancora in grado di rimbalzare per tre ore da un pianoforte a una chitarra a un’armonica a bocca e snocciolare la sua “gioielleria”, come lui stesso ha definito le sue vecchie canzoni, modestia a parte.
Non posso dire che non mi sia piaciuto, tutt’altro, ma qualcosa si insinuava fastidiosamente in me come un minuscolo disagio e non so dire esattamente cosa, forse solo la consapevolezza che il tempo era trascorso anche attraverso quelle canzoni, piccoli ed implacabili orologi sonori, o lungo l’età trasversale degli spettatori: facevano proprio effetto tutti quegli sguardi nella penombra, dagli ipermetropi ai presbiti.
La prossima volta, Paoletta, andiamo in un posto dove non si debba cantare troppo sottovoce, tutti trattenuti dentro le poltroncine della galleria, come una febbricola a trentasette e tre che non esplode mai.
Magari ci andremo d’estate e sarà all’aperto, ho bisogno di un concerto così, di quelli che a un certo punto ti perdi di vista, ma poi ti ritrovi tre file più avanti, dove la musica risuona sotto le suole delle scarpe come un leggerissimo terremoto e batte il tempo come un pace-maker nascosto in un punto imprecisato tra l’epiglottide, lo stomaco e il cuore. Proprio come quel giugno, venticinque anni fa.

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48 risposte a Alta fedeltà

  1. edp ha detto:

    qualche mese fa i radiohead, sotto le transenne con Elena, la pioggia, spingispingispingi, e grida e canta fortissimo. Il giorno dopo ero senza voce, ma se non è vita questa io non so.

  2. masticone ha detto:

    A Torino quell anno c ero anche io
    Come l anno scorso a Milano e Firenze
    Con già in tasca il biglietto per il prossimo San siro.
    Andiamo assieme?
    Ma de gregori no
    De gregori non lo reggo più
    Da almeno 30 anni

  3. kalissa2010 ha detto:

    Si, per annullare il tempo, almeno per la durata di un concerto, ci vuole uno stadio. Posso venire con voi?
    P.S. Mi sembrava di essere in quel teatro e, oltre ad un brivido triste, m’è scappato pure uno sbadiglio: la donna cannone mi perdonerà…anche perché, ormai, con la dieta Dukan e la chirurgia estetica, ha pure cambiato lavoro.

  4. pupanna ha detto:

    fai vivere le tue emozioni 🙂
    … e quegli sguardi ipermetropi o presbiti! bella nota……
    io ascoltavo la gioielleria, la prima mi fa pensare ad un viaggio a Firenze in auto con il suo accompamento, la seconda con i bambini in viaggio per il mare di porto palo….

    • Badev ha detto:

      Giovannina cara, mi sono permessa di correggere qualche errore di digitazione, da dove mi scrivevi, da un’altalena? bacione!

  5. Pietro Di Legami ha detto:

    Riuscire a farmi tornare indietro con una frase, litigare con una lacrimuccia che spinge dall’occhio sinistro (chissà perché, ma in me, è sempre il primo a cedere …), farmi venire voglia di esserci, scordandomi che ho sempre “schinato” i concerti negli stadi…

  6. mariano ha detto:

    HiFi, high quality, as always from you!
    m.

  7. Carla Massimetti ha detto:

    E come si fa quando non si sta bene né spinti schiacciati né sulle poltroncine? Non amo la folla, correre spingersi urlare; adoro ballare e cantare, mi capita di farlo da sola e ancora di piangere sulle frasi di canzoni. Ma poi c’è anche la bellezza di cantare con gli altri, pochi; e di ballare, quasi, con gli amici.
    All’ultimo concerto che ricordo, i REM di qualche anno fa, la fila in cui ci avevano relegato era sparuta, in alto, e fatta solo da noi sei. A metà concerto ho dato un’occhiata a noi, eravamo il campionario rappresentativo di tutto lo stare ai concerti. Due in piedi ballanti e cantanti (di lì a poco si sarebbero lanciate giù dalle altezze gelide del PalaIsozaki verso le fiamme del parterre); due ballavano e cantavano dalla vita in su, braccia comprese. Un modo molto comodo di trascinarsi musicalmente. Due muovevano ritmicamente collo e piedino accavallato. Mi è venuto da ridere, soprattutto per l’equità matematica della nostra distribuzione. (Io ero nella coppia di mezzo, quella seduta ma non tanto).
    Ma io ai concerti non sto bene, non sono mai stata bene, neanche da giovane.
    E sulle poltroncine nemmeno.
    Mi fermo. Ci sarebbe da dire ancora del fado, scoperto ad Aveiro in piazza e amato per sempre, ma sarebbe troppo lungo.

    • Badev ha detto:

      Quando non si vuole stare nè spinti schiacciati, nè sulle poltroncine, l’unica risposta che mi viene in mente è …il PALCO.

  8. Stè ha detto:

    forse quel concerto del Boss di giugno ’88 è proprio l’Evento che ci ha fatto diventare grandi e da lì, nel bene o nel male (lo dico oggi che compio 40 anni ed è un pò più invecchiare che crescere) non ci siamo più fermati..o meglio adesso purtroppo iniziamo a rallentare o procediamo un pò scoppiettanti!!!
    grazie Bà di quei ricordi, che nessuno come te sa far riaffiorare

  9. Piper ha detto:

    Quello è stato lo stesso anno dei Pink Floyd al comunale. Allora feci una scelta dettata soprattutto dalla mancanza del vil denaro…
    Mi pento solo di non essere andato a vederlo l’ultima volta a Torino tre (?) anni fa. Quest’anno per Milano è troppo tardi, ma mi piacerebbe passare tre ore insieme ad uno degli ultimi Cantori Americani. Ricordati di me, se ci andrai anche tu.

  10. paperi si nasce ha detto:

    Il Boss non l’ho mai visto dal vivo. Ci andrò quest’anno a Milano a San Siro. Anche per me niente corse adrenaliniche, sono troppo vecchio per queste emozioni e mi concedo una poltroncina numerata, spero in buona posizione.
    Mi piacciono questi concerti in cui si incontra un pubblico di più generazioni (dagli ipermetropi ai presbiti… bellissima la tua definizione!), con gli sguardi dei padri sorpresi nel vedere che i figli conoscono tutti i testi delle “loro” canzoni che si incrociano agli sguardi dei figli divertiti nello scoprire i padri che si dimenano assecondando il ritmo…

    • Badev ha detto:

      Quanto alla musica, la mia generazione ha preso a piene mani dalla generazione precedente. Mio nipote (di cui sono zia, non nonna) lo addormentavo coi Manu Chao, ma anche con De Andrè.

  11. Mi hai emozionato davvero tanto e anche intristito se devo essere sincero; ma naturalmente non hai alcuna colpa per questo.
    Un caro saluto e grazie per l’emozione.

  12. riruinglasgow ha detto:

    Senti, ho passato il pomeriggio a stendere e ascoltare playlist di Bruce Springsteen. Nel video di Dancing in the Dark e’ giovanissimo sul palco, muove le anche e schiocca le dita. Un figo e io non lo sapevo.

  13. Prishilla ha detto:

    E’ da un po’ che ogni tanto passo di qua senza lasciare traccia, come se avessi timidamente bisogno di prendere confidenza con l’ambiente prima di prendere la parola. Ecco leggere questo post mi ha fatto sentire un po’ guardata dritta negli occhi, e le parole mi hanno fatto prurito sulle labbra/sulla punta delle dita. E’ soprattutto il titolo. Alta fedeltà. C’è un’alta fedeltà al proprio essere ed essere stati, in queste righe, che mi risuona sotto la suola delle scarpe e in quel punto che dici, vicino all’epiglottide. Buon concerto, appena si fa estate!
    Prish

    • Badev ha detto:

      Il titolo era una libera associazione con il libro di Hornby che mescolava musica e sentimenti, un po’ come qui (molto meglio che qui!). Benvenuta sempre, Prish, mi ha fatto molto piacere vederti qui. Hai preso confidenza? Lo spero, a presto!

  14. Marina ha detto:

    Scegli in concerto e verrò…… Ho voglia anch’io di sentire buona musica in compagnia, un abbraccio Marina

  15. Badev ha detto:

    Questo concerto del Boss ha fatto da “madeleine” a molti, vedo. Sia qui che via mail (più timidamente) da due giorni ricevo, da voi amici, bellissimi amarcord di concerti andati. Chi mi racconta dei Radiohead, chi dei REM, di Dalla, degli Style Council, di Pino Daniele, dei Pink Floyd e in realtà tutti mi parlate di voi, in anni belli, tanto indefiniti, quanto ancora pienamente vivi e ricchi di attese.
    Vi riporto quello che mi ha scritto Gianni, che mi aiuta a descrivere il senso di quelle atmosfere e di quella vitalità: “…quel concerto, lo stadio che esplode, la gente sudata, eccitata ed un po’ pateticamente americanizzata, mi ha fatto capire quanta energia possa regalare un uomo da solo: il catino ribollente che pulsa per il guerriero.”
    Ecco, era un po’ così. Grazie a tutti per le vostre condivisioni, per le emozioni e i suoni che si sono fatti parole da scrivere a me, in cambio delle mie.

  16. zioluc ha detto:

    Quel concerto fu anche per me un passaggio fondamentale, in trasferta dalla provincia con un compagno di liceo, poi perso lungo la strada. Resta per me la matrice di tutti i concerti, il metro di giudizio emozionale (quasi) irraggiungibile.

    PS – nell’imbarazzante video di Dancing in the Dark la ragazza che sale sul palco è Courtney Cox (Monica di friends), il regista è Brian de Palma

    PS2 – sto leggendo in questi giorni un saggio splendido sul Boss: “Nativo americano . la voce folk di B.S.”, di Marina Petrillo. Leggetelo anche voi.

    PS3 – i lettori di questo blog sono vecchi (a differenza della proprietaria)

  17. penna bianca ha detto:

    Hai raccontato benissimo tutto. Ieri, oggi, il tempo,noi. Noi che più o meno siamo diventati grandi con un concerto. Quello che di solito aspettavamo i gloria. Però mi sa che io adesso sono un po’ vecchietta. Lo sono perché quelle poltroncine mi attirano molto. Più della calca, delle lunghe ore di attesa, dell’adrenalina… 🙂 ciao cara

  18. gelsobianco ha detto:

    La musica deve scuoterti, deve farti perdere la bussola di te stesso.
    Deve invaderti.
    Devi sentire risuonare ogni nota nelle tue viscere.

    Sai raccontare molto bene!
    Mi hai fatto giungere forti le tue sensazioni/emozioni.
    Grazie.
    Un sorriso
    gb

  19. La McMusa ha detto:

    Che malinconia, però. Bruce la vita che rimane ugualmente magica ad ogni età, De Gregori la vecchiaia che, incontrastata, incombe. Non riesco a percepirli diversamente. Spero – ma una parte di me ne è certa – che i cd del primo superino quelli del secondo!

    PS: i biglietti per Roma (11 luglio) sono ancora in vendita. Pensaci e poi ci vediamo sottopalco.

  20. kalissa2010 ha detto:

    Auguri! Oggi, sono giusto 25 anni da quel concerto. Peccato tra un mese tu sia in vacanza: magari avrei comprato anch’io quel biglietto…e a Roma c’è ancora tanto da vedere…
    U.I.D.B.A. (uso improprio di blog altrui) @zioluc: perdonami, non avevo letto il tuo commento. Sono Kalissa, una vecchia lettrice, 😉 sicuramente più vecchia di Badev, quindi…HAI RAGIONE!

  21. kalissa2010 ha detto:

    p.s. Non so se sia colpa del cell posseduto o del mal di testa, ma il mio commento è pieno di lettere “random”! Badev: pensaci Tu, poi cancella questa ammissione di senilità! 😦

  22. Pingback: Un concerto di inizio estate | Riru Mont in Glasgow

  23. Bisus ha detto:

    Condivido tutto anche io… comprese le impressioni su De Gregori

  24. natadimarzo ha detto:

    Oh. è bellissimo questo post…mi ritrovo nelle tue emozioni, solo che non avrei saputo descriverle altrettanto bene. Anche il il mio primo concerto l’ho visto al ginnasio, però era un concerto in teatro, seduta con i miei genitori in un palchetto. Nonostante questo, il terremoto dentro di me l’ho sentito benissimo, ed emozioni di quel tipo le ho riprovate di rado. Andare ai concerti è una delle esperienze che preferisco, specialmente quando si è accalcati in piedi, si suda, si prendono per mano sconosciuti per fare la hola e se ne infamano altri perché sei bassa e non ti fanno vedere niente. A sedere non si può: qualche anno fa, ad un concerto all’Arena di Verona, mi spettava una morbida poltroncina rossa (molto più chic di quelle di plasticaccia dei palasport) …l’avrei sradicata.
    Buona domenica 🙂

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