Rebus

burenContro il panorama della collina stavi fermo fermo, con il tuo segreto zitto tra le labbra.
Io non voglio scrivere di te, che sei solo da proteggere, da avvolgere in una carta velina azzurra, voglio scrivere di me, di noi che restiamo qui al posto tuo. Di noi che chissà che cosa ci aspettiamo da una fiala di adrenalina certe volte. Alle nove, abbiamo infilato il cappotto sopra la lisca che restava di noi stessi e ce ne siamo andati a casa curvi, scuotendo solo la testa, come resti di pesci mangiati e buttati in pattumiera.
Che dirti, bambino, se non che ora hai la chiave del rebus che a noi manca, noi che usiamo l’indicativo presente, ma siamo al buio e ancora in piena battaglia navale, noi fuori dal ventre della balena che non sappiamo esattamente a chi o a che cosa ti abbiamo restituito, ammesso che la fine possa coincidere con l’inizio.
Sono rimasta un po’ con te, sbriciolata da domande, ben aggrappata alla scaletta di quella piscina in cui non saremo mai pronti per scendere, un luogo senza respiri, senza sillabe, senza neanche un movimento della bocca per assaggiare queste buone fragole di aprile.
Ti ho guardato come si guarda una fiammella che si increspa al vento, ti ho osservato mentre approdavi, così bello e immobile, a una silenziosa riva di arrivederci.

Foto (B. De Vito): La trottinette de Buren, Parigi 2011

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Looking for poetry in this and that.
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17 risposte a Rebus

  1. kalissa2010 ha detto:

    Oh, mio Dio!
    Mi sembra di toccare quel dolore.
    Di udirlo pure.
    La rabbia dei perché senza risposta.
    La soluzione del rebus che manca.
    Ho iniziato questa giornata con gli occhi lucidi, mentre fuori c’è tanto sole e spero che per Lui ci siano “campi di fragole” e margherite o, almeno, un po’ di vita altrove.
    Sei forte.
    Io non ce la farei.

  2. edp ha detto:

    quanta umanità, quanta umiltà. io credo che sia questo saperci sedere in basso, accanto alle persone, che regala un soffio di vita, a prescindere da come andranno le cose per noi o per loro. sono le vicinanze che rendono la vita degna, sono tracce che comunque restano.

  3. gardentourist ha detto:

    Il mio “mi piace” è una piccola conchiglia posata sulla sabbia.

  4. Antonella ha detto:

    Cara amica,
    ti ho visto cupa oggi ma solo più tardi ho saputo…
    Coraggio!TVB

  5. penna bianca ha detto:

    E se quel bambino la suggerisse al nostro bambino interiore la chiave del rebus? (Bellissimo post cara B.)

  6. Mariola ha detto:

    Cara Barbara, ti penso forte forte tu che sai dire le “cose” cosi’ bene….mariola

  7. Sandro ha detto:

    Ci mancava di farmi iperlacrimare, stasera!

  8. Gianni ha detto:

    loro sono angeli….non mi abituerò mai. gianni

  9. Pim ha detto:

    E’ difficile da accettare, ma esistono rebus che non hanno chiave. Combinazioni di parole, figure, immagini, numeri, restano insolute e misteriose perché ai princìpi delle cose non abbiamo accesso. Non ci sono soluzioni magiche, Possiamo soltanto offrirci l’un l’altro una presenza concreta, un affiancamento, la reciproca condivisione. Essere nel mondo accanto agli altri, soprattutto laddove c’è sofferenza o angoscia. E’ già tanto.
    Un abbraccio.
    Pim

  10. pupanna ha detto:

    le parole a volte sono inadatte . Difficile trovare quelle giuste da aggiungere alle tue delicatissime …
    La vita ci interroga sempre, e a volte e’ impossibile non accorgersene … Credo siano i momenti piu’ veri nonostante la crudezza! Da lontano ma ti voglio bene …

  11. Prishilla ha detto:

    servono anche le parole – un poco – certe volte, per sbriciolarsi e raccogliersi nella carta velina, per guardare giù aggrappati alla scaletta, per trovare un modo di infilarsi il cappotto sulla lisca. è quella lisca, più di tutto, che mi tocca. mi riconosco e mi sento. ecco questo, per esempio, non serve a nulla. eppure son qui a scrivertelo, perchè servono anche le parole – un poco – certe volte.

    prish

  12. paolo ha detto:

    Grazie ! Queste riflessioni sono di grande aiuto.Chi approda va a stare meglio, o a “non stare”, chi lo sa…
    Il mio pensiero va sempre a chi è costretto suo malgrado a restare , con un peso che mai potrà tollerare.
    Paolo.

  13. massimolegnani ha detto:

    non riesco, non voglio, dire niente, sciuperei.
    leggo e rileggo in silenzio,
    grazie
    ml

  14. massimolegnani ha detto:

    (Non so dove lavori, ma oggi saremo fianco a fianco)
    ml

  15. gelsobianco ha detto:

    Questa umiltà vera è da cogliere in silenzio.
    Grazie.
    gb

  16. gelsobianco ha detto:

    Che bello scritto!
    Un sorriso
    gb

  17. Badev ha detto:

    A ognuno di voi, grazie, specialmente per la delicatezza rispettosa, per l’assenza di retorica inutile. E non è facile.

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