A Georges, avec amitié.

fotoIo l’ho conosciuto quando eravamo piccoli, durante i lunghi viaggi in autostrada, ora non ricordo se dentro una Alfasud rossa o un’altra automobile, so solo che prima o poi, dopo aver cantato a squarciagola La Montanara, Alouette, la Marsigliese e gli altri Grandi Classici del repertorio familiare, mio zio, il capitano di lungo corso, per far riposare finalmente le sue orecchie, faceva scivolare nel mangianastri “quella” cassetta e arrivava lui, Georges Moustaki, con la sua voce magnifica e sucrée.
Imparai a memoria quelle canzoni, ma non sapendo il francese le parole si unirono in un domino vocale tutto mio e solo molti anni più tardi riuscii a slegare le singole tessere, a distinguere la lunghezza e il senso e la poesia che era presente in ciascuna.
Non c’è stato tragitto, credo, in cui Nicola e Bart non ci abbiano fatto compagnia, non abbiano “dormito in fondo al nostro cuore”, rannicchiati nel sedile posteriore delle nostre vacanze.
Qualche anno fa, magari una decina, scoprii per caso sfogliando il giornale che ci sarebbe stato un concerto di Moustaki a Torino, al FolkClub, un luogo magico e minuscolo dove se sei in decima fila, sei all’ultima fila, ma vedi bene ugualmente.
Sarebbe stato la sera stessa, ci andai, lui era un marinaio con i capelli tutti bianchi e da come parlava, da ciò che cantava, sembrava aver attraversato tutti i mari e incontrato mille sirene.
Alla fine del concerto rimanemmo in pochi e lui ci raccontò delle storie, nonostante la stanchezza. Gli chiesi un autografo, ma non avevo niente su cui lui potesse firmare. Mi ricordai di avere nella borsa un libro che stavo leggendo in quel periodo, era “Le dernier ami” di Tahar Ben Jelloun.
Gli domandai: “Le dispiace scrivere qui?”. Lui mi sorrise con quegli occhi chiarissimi e malinconici e mi rispose: “Certo che no, Tahar è uno dei miei più cari amici!”.
Che la terra ti sia lieve, Georges, come le tue parole.

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Informazioni su Badev

Looking for poetry in this and that.
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23 risposte a A Georges, avec amitié.

  1. runningclouds ha detto:

    brivido – che bello aver attraversato le vite di così tante persone dall’alto dei nostri quarantanni. a volte mi accorgo di quale accumulo di esperienza reale e sentimenti impalpabili non ci accorgiamo di avere ma abbiamo. anche grazie agli anni, tanto temuti quanto necessari.

  2. Michele ha detto:

    un ricordo splendido 🙂

  3. edp ha detto:

    bellissimo cara, bellissimo. (noi ci vediamo presto, mi sa, finally)

  4. riruinglasgow ha detto:

    hai ispirato la colonna sonora di un viaggio all’ikea in una piovosa glasgow. oggi c’eri anche tu.

  5. effeffe ha detto:

    touché. effeffe

  6. massimolegnani ha detto:

    una piccola magia della scrittura: non sapevo cosa significasse sucrèe eppure leggendo annuivo con la testa come lo trovassi l’aggettivo più adatto a moustakì
    ml
    (e non dirmelo cosa significa, mi piace così, sconosciuto e illimitato)

  7. gardentourist ha detto:

    Bello l’incontro a fine concerto, sembra di aver viaggiato per anni in macchina fino a quel momento. Bello anche quel rimettere a posto le tessere, le mie erano loovlovmidù, clousiuràis… evnofier. Ma, soprattutto, bello e basta. Grazie!

    • Badev ha detto:

      Mi piace che tu abbia colto il “domino”. Confesso che negli anni è stato motivo di grandi sorprese! 😉
      Hai proprio centrato nel segno.
      Che belli i miei commentatori!
      A presto.
      Vado a farmi un giro nei tuoi giardini.

  8. penna bianca ha detto:

    Ma che bello questo post! Bellissimo. C’è tutta la poesia che mi piace trovare nelle parole. E tu sei brava perché sai renderla viva. a presto! spero 😉

  9. Pim ha detto:

    Bellissimo post. L’addio di Moustaki – e anche quello di Little Tony, si parva licet – mi ha suscitato una considerazione: quei tempi, intendo soprattutto gli anni ’60 fino al giro di boa dei ’70, sono proprio finiti. Non è rimasto più nulla di quel periodo naif, ruspante, ingenuo, eppure così denso di fermenti creativi. Ci tocca vivere in un’epoca in cui la musica e le altre forme d’arte non svolgono più una funzione comunicativa ma solo ed esclusivamente di consumo. Siamo tutti più poveri, sempre più lontano dalla parte profonda di noi…

    • Badev ha detto:

      Concordo con te sull’unicità di quel periodo, musicalmente e non solo. Gli artisti, e in generale le persone, molto meno schiavi delle dinamiche del denaro e della tecnologia, forse badavano più seriamente ai contenuti, con un atteggiamento più autonomo e più autentico. La creatività, è vero, in quel momento ha raggiunto un punto di forza straordinario, si sperimentava di più e si copiava meno, ma soprattutto si trattava di una creatività meno conforme, più libera e più di spessore. Il fatto di pensarci con nostalgia deve far riflettere su ciò che si aveva quando si aveva molto meno, forse solo la voglia di andare oltre la superficie delle cose, quella davvero non andrebbe mai persa.

  10. gra ha detto:

    eccomi, Badev, mi aggiungo anche io a dirti davvero una bella scrittura e un bel post di approdo al tuo blog…ma….come non dirti che la prima cosa che mi è balzata agli occhi è che …ma, si…anche tu….sei di Torino?? :))
    Per dire…io al FolkClub ci abito praticamente sopra! 😀

  11. gra ha detto:

    ben volentieri!! ma….ahiahiai signora longari…lei mi casca sul gelato! 🙂 sarò controcorrente ma non amo molto grom x una questione ideologica che ti spieghero. Tuttavia per uno scambio di Georges (moustaki vs brassens) potrei cedere! 😀

    • Badev ha detto:

      Nemmeno a me fa impazzire, a dirla tutta, ma era “di zona”. Scrivimi che si guarda dove andare, cosa ascoltare, che gusti scegliere. 😉

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