Best before:

autumnQuais des Grands Augustins, il vento di ottobre gira le pagine di un libro scampato, a fine giornata, alla morsa delle serrature verdi dei bouquinistes, le ventiquattrore frettolose rincasano, scampate alle calamità burocratiche degli uffici, almeno fino a domani.
Sirene della polizia sulla Senna, come un film giallo, l’immancabile alibi di ferro, essere stato visto alla Gare de Lyon alle quattordici in punto con un mazzo di fiori e delle calze color salmone che avrebbero fatto pendant, più tardi, col soffitto nero dell’hotel.
Venerdi. Una ragazza con un bouquet di calendule attraversa da sola il Pont des Arts, corre leggera sulle travi di legno sostenute, ai lati, da pesanti anagrafi dell’amore, teorie interminabili di lucchetti ferrosi e luccicanti, come sono spesso le promesse.
Lungo il fiume, tappeti di zecchini d’oro caduti da una Parigi insolente di foglie gialle.
Sabato. Io, Caroline e Pasquini al Théatre de Nesles discutiamo davanti alle vostre tazze di saké, le tazze che ormai bevete a Pechino, troppo lontano da noi, e di colpo tutto si mescola, queste favole di La Fontaine sul palcoscenico di Philippe e quelle silenziose sugli azulejos nel Monastero di São Vicente de Fora, quella volta a Lisbona, quando tutto era intero e la vista dall’alto del miradouro era piena di sole.
Flashback di noi tre amiche, quindici anni fa intorno al tavolo della cucina gialla nel Marais, noi in compagnia di Nanou che, scorta in filigrana, era tutto il Novecento, ma non lo dimostrava. Nessuno le ha mai dato i suoi anni, nemmeno lei.
Domenica di nuvole e di pioggia, sulle sedie verdi delle Tuileries, sulle ninfee di Monet, sugli autoritratti ieratici di Frida Kahlo e sui murales potenti di Diego Rivera, sulle nostre teste ordinate in una lunghissima fila prima di entrare all’Orangerie, dove un’esposizione concisa, ma efficace sui due artisti messicani, “L’art en fusion”, li consacra agli occhi del mondo soprattutto sposi indissolubili, prima ancora che pittori.
Dal Messico di Frida all’Africa nel salotto di Mariola, con i suoi racconti intensi di tutto un pomeriggio insieme, come quella storia somala un po’ bizzarra delle due zanne di elefante, che hanno attraversato il tempo e i continenti per atterrare fiere ai lati di un caminetto a Montparnasse, tutte sue infine, ma in realtà assai pratiche, mi spiega, lavabili con acqua e sapone.
Lunedi. La luce intensa “aprés la pluie” inonda i vasti spazi aperti del XIII°, Tolbiac, e gli edifici della Bibliotheque Francois Mitterand che scopro contenere circa trentamila volumi.
C’è un vento fortissimo, vedo da lontano due persone che sembrano tenersi in equilibrio l’un l’altra, come due libri in bilico su una mensola pericolante della loro vita, camminano molto felici, lei spostandosi inutilmente i capelli dal viso, lui senza capelli, con una maniera bellissima di spalancare gli occhi e le braccia alle domande di lei.
Mia eufonica ed euforica Parigi, orchestra di suoni e vibrazioni e ormai ricordi tanti, aspettami ancora, che mi sento ogni volta, al mio ritorno, come la lettera rispedita al mittente per un’affrancatura insufficiente.

Foto (B. De Vito): Quais sulla Senna con zecchini d’oro – Paris, ottobre 2013

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Informazioni su Badev

Looking for poetry in this and that.
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35 risposte a Best before:

  1. ilgattosyl ha detto:

    Quando andavo a Parigi, per andare in ufficio passavo sempre il pont de Tolbiac, tirando su il bavero del cappotto per l’aria che tirava in inverno. Il tuo post e la la foto me l’hanno fatto tornare in mente. Grazie 🙂

  2. badev, l’ultima frase è di una bellezza da brividi, sappilo

  3. fango ha detto:

    zecchini d’oro.
    grazie.

  4. Prishilla ha detto:

    … ho la sensazione che questo post sia un bellissimo alibi di ferro. 😉
    Prish (che grazie a te ha scoperto che anche la sua affrancatura è sovente insufficiente)

  5. Pim ha detto:

    Il brano emana un profumo speziato anni ’30 che ammalia. Mi permetto un’inferenza: prende ispirazione dalla fotografia piuttosto che viceversa.
    Un abbraccio.
    Pim

  6. penna bianca ha detto:

    Bello tutto questo post, ma l’immagine finale è meravigliosa. ciao cara B.

  7. Lorenzo ha detto:

    E pensare che in quei giorni avremmo potuto incontrarci, proprio in uno di quei locali che tu mi ha consigliato…Ma come è bella Parigi nelle tue mani, Barbara!

  8. Piper ha detto:

    Paris…. Non mi ha mai portato molta fortuna , ma tu riesci sempre a farmela piacere , grazie Barbara!

  9. graziaballe ha detto:

    ke dire? mi hai fatto venire voglia di tornare a parigi..e non è cosa facile! e poi mia sorella AZ abita proprio nel quartiere della grande biblio….
    scrittura da plauso! 🙂

  10. graziaballe ha detto:

    AZ non c entra nulla !!!! odio sto tablet!

  11. Cristina ha detto:

    Cara Barbara, immagino tu abbia letto “Cuore d’inchiostro” di Cornelia Funke, in cui il personaggio leggendo riusciva a ricreare in, come la chiameremmo oggi, realtà virtuale ciò di cui leggeva per poterlo far vedere anche a chi ascoltava, bene tu con le tue parole sei capace di questo miracolo, hai la capacità di far vedere e non solo di leggere. Grazie

    • Badev ha detto:

      Ma sai che non la conosco?! Ora però la voglio cercare. Mi hai scritto una cosa splendida, grazie Cri, un bacione e spero a presto!

  12. Simosimun ha detto:

    Barbara, credo che sì… qualcosa di più insoluto ci sia. Tipo un’affrancatura insufficiente su una lettera senza mittente.
    Credo ci si debba augurare, nella vita, che l’affrancatura non sia mai sufficiente ma l’indirizzo del mittente sempre presente. E corretto.

  13. gelsobianco ha detto:

    Paris!
    Davvero bello il tuo scritto che dà emozione.
    Splendida la chiusa.:-)
    Si respira un’aria particolare nelle tue parole che è anche nell’immagine.
    Applaudo vivamente!
    gb

  14. massimolegnani ha detto:

    questo è vivere Parigi, questo è raccontarla.
    bisogna avere occhi ricettivi per ascoltarti (al primo passaggio qui non li avevo) allora diventa una bellezza la parola.
    ml

  15. Gianca ha detto:

    …zecchini d’oro, pure per me! 🙂
    Un manifesto o dichiarazione d’amore per questa città, che tu riesci a cogliere in tutta la sua essenza.
    La fotografia che hai annesso poi è stupenda, e quando vedo un’immagine che mi ritrovo nel testo è per me un valore aggiunto della foto… o della lettura?
    Chi sa, in ogni caso il valore aggiunto di leggere un pentolino su Parigi è che ti fa viaggiare, ma non solo a Parigi, in giro per la vecchia europa (Lisbona e le sue alture panoramiche), poi per il mondo (Città del Messico, con i murales di Rivera che non andai a vedere…), per dopo tornare sempre lì, magari un un flashback di un film(tanti) o di un libro (innumerevoli)che hai letto, magari tanti anni prima.

    ancora un ps e poi la smetto…
    p.s.: parte della trasposizione cinematografica del “Cuore d’inchiostro” (che non ho ancora visto, ammetto…) di cui si parla sopra è stata ambientata a Balestrino, un bellissimo borgo abbandonato della Liguria. Su Rieduchescional 🙂

  16. kalissa2010 ha detto:

    Te l’ho già scritto, ma voglio ripetermi, perché ho voluto ripetere oggi, il viaggio.
    Ho riletto anche degli altri due. Stavolta ho preso appunti.
    Una pagina di word, con le suggestioni che voglio andare a cercare.
    E devi tornare a Roma, con la calma per affacciarti sul Tevere, tra i platani che lanciano i loro saluti d’oro nell’acqua e i tramonti nel cielo rosso, pittorico: sono sicura scriveresti quadri altrettanto belli e, qualcuno, si emozionerebbe e prenderebbe appunti, proprio come me, sognando di tornare.
    Un saluto.
    Kali

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