Laggiù nell’ippocampo

3350257168_b15200f2ba_o Qualche tempo fa chiesi ai miei amici di raccontarmi quale fosse il loro “rumore dimenticato”.
Un rumore del passato che non si sente più da anni o che ritorna per caso ogni tanto in circostanze e luoghi particolari, un rumore prodotto da qualcuno o da qualcosa che apparteneva alla nostra infanzia, un rumore-ricordo da ripescare nella memoria.
Ognuno disse la sua, ne venne fuori un lungo ed orchestrale elenco che mi piace molto conservare qui e che potrebbe andare avanti all’infinito.
L’attrito che si produce infilandosi i braccioli, al mare, prima di fare il bagno. Il gratta-formaggio molestissimo di mia madre. L’applauso a San Pietro quando si affacciava il Papa. Il rumore della Cinquecento quando partiva (se partiva) e della Citroen quando si sollevava prima di partire. Il fischietto del venditore ambulante di gelato al limone. Il rumore ritmico del pedale della vecchia Singer. Il megafono dell’arrotino. Il tu-tum tu-tum del treno sui binari (a bassa velocità) nel silenzio delle cuccette. Le cartoline che precipitano sul fondo della cassetta delle lettere. Il ticchettio della pendola del nonno in salone. Il rimestare di mio padre nella scatola degli attrezzi. Il rumore quattroruote dei pattini a rotelle. Il fruscio della puntina del giradischi sui 33 giri. Il rewind e il fast forward del registratore. Il battere del vento contro l’aquilone. Il crepitio del fuoco nel camino. Il rumore della rotella che tornava indietro nei vecchi telefoni della SIP. Il battere del maniscalco quando ferrava gli zoccoli dei cavalli. Il rumore della selce sulla falce per affilarla. Il beep del Simon, quando sbagliavi, simile a una pernacchia elettrica. Il chichirichì delle 6 del mattino nel cortile in campagna. Il tic tac della sveglia in metallo, gigantesca, sul comò. Il rumore delle stoviglie mentre la mamma cucinava, sentito dall’altra stanza. Il rumore ritmico della lavatrice che gira mentre sei già nel letto e ti addormenti. La sigla di “Che tempo fa?” e dell'”Almanacco del giorno dopo” all’ora di cena. I gessi sulla lavagna. Il rumore dei canarini nella gabbia e il loro verso. Il rintocco delle campane la domenica in vacanza. Il rumore della connessione coi “vecchi” modem a 56k. Lo squillo del telefono e il clic di quando si sollevava la cornetta. Lo scoppiettare dei pop corn nella padella. Il rumore delle pistole con il fulminante, per strada, la mattina del giorno dei Morti in Sicilia. Il frantumarsi dei chicchi di caffè nel macinino. Lo scricchiolio dei passi sui parquet delle case antiche. La tiritera del venditore di ricotta e latte fresco. La cantilena del materassaio. Il gracchiare delle vecchie radio a manopola cercando di sintonizzare una stazione. L’ululato della nostra aspirapolvere. Il rumore del vento nei porticcioli tra sartie, cime e stralli. Il battere della scopa sulla pattumiera del balcone. Il suono degli zampognari a Piazza Navona sotto Natale. Il riavvolgersi del rullino della macchina fotografica e quello della levetta prima di scattare una foto. Il rumore dei gettoni che andavano giù nei telefoni pubblici. Il frrrrr della cinepresa quando si giravano i filmini in Super8. La pioggia sulla finestra della mansarda. Il rumore del battipanni sui tappeti che arriva dal cortile. Il cigolio dell’altalena. Il “dling” della macchina da scrivere quando si andava a capo. Il crepitio della neve sotto i piedi quando tutto è avvolto di bianco.

Foto (B. De Vito): Torino, Museo del Cinema

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Informazioni su Badev

Looking for poetry in this and that.
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37 risposte a Laggiù nell’ippocampo

  1. graziaballe ha detto:

    solo un’anima dalla creatività sensibile può aver pensato una tale richiesta!
    il mio è il silenzio dell’attenzione. Quando osservavo mio padre fare dei lavori in casa, interrotto solo dal cacciavite che girava, dal chiodo che cadeva x terra o dal rimestare nella scatola dei bulloni x trovare quello della giusta misura…

  2. Badev ha detto:

    Lo aggiungo subito!

  3. prishilla ha detto:

    Bellissimo gioco e bellissima raccolta. Il mio ‘rumore dimenticato’ e’ quello di quando si riavvolgeva il rullino della macchina fotografica. Un fruscio misterioso, così carico di attesa…

  4. menteminima ha detto:

    “Strassi, ossi, fero veciooo” Urlava un signore piuttosto malconcio e in età, pedalando un ciclo che aveva davanti un’enorme carriola. Raccoglieva quel genere di cose.Temo si chiamasse povertà non riciclo…

  5. the pellons' ha detto:

    La Citroen, oh sì. Il rumore della Citroen di mia madre quando arrivava nella via – lo sentivo dal terzo piano a finestre chiuse. Intervallo alla televisione (odio). Il respiro pesante di mia nonna nel suo massimo tragitto, dalla cucina al telefono. Gli zampognari. Il tac tac della dentiera del nonno quando masticava.

  6. Badev ha detto:

    (Ehi, ehi, ehi, come mai non stiamo lavorando..?!). Beh, non scrivi più? (senti chi parla, twice a month…)

  7. Pim ha detto:

    Sono rumori che riecheggiano anche nel mio ippocampo, lungo il giro del cingolo, fino all’amigdala e poi chissà…

  8. Pim ha detto:

    Aggiungo una voce. Quella che veniva su dalla strada il sabato mattina annunciando: ‘ombrellaiooo’…

  9. ma che belle cose ti vengono in mente?!? siccome il “tlin” della macchina da scrivere l’hai già aggiunto, ti regalo il corollario dei tasti e del rullo che scorre della olivetti lettera 22. e poi i pattini a rotelle (ma quelli con 4 rotelle, mica quelli di adesso) sulle mattonelle del marciapiede attorno al condominio. e poi il clic che chiudeva l’alloggino del floppy flessibili dei primi computer, e l’aggeggio che inizia a girare. e poi il macinacaffè. e poi mi fermo che i pensiero vagolerebbero per altre tre ore di suoni.

  10. Pendolante ha detto:

    Un attacco di nostalgia sonora, ecco cosa.

  11. kalissa2010 ha detto:

    il rumore del frullatore all’ora della merenda, il “rewind” del mangianastri, il “drindrin” del campanello sulla bici con le rotelle, il rumore delle ruote di legno dei pattini, il “wishhh” del “Going” quando lo rimandavo indietro, il vento sul filo teso dell’aquilone, il “wrrrrrr” della girandola impazzita di vento, il “tlick-tlack” delle palline rompi-polsi, il “clickclack” della penna della prof di matematica prima di interrogare, il rumore della puntina che scendeva sul 33 giri… Scusa, non riuscivo più a fermare il nastro della memoria sonora!

  12. laura motta ha detto:

    il pallone che rimbalza nella strada o nei cortili. il battipanni sui tappeti (ora non si usa più, ci sono gli aspirarapolvere), la radio dei vicini,il pianto dei bambini piccoli, il rumore del mare.
    ciao Barbara, quanta poesia c’è nei tuoi pentolini.

  13. Chiara P. ha detto:

    Il breve stridore delle corde di chitarra classica quando battono sui tasti al cambio di nota (i bravi chitarristi non dovrebbero farlo sentire, ma a me piace tanto!).
    Il rumore dei pedali e delle chiavi del mastodontico organo di Saint Sulpice, visitata di nascosto durante le prove di un concerto.
    Il rumore della connessione coi “vecchi” modem a 56k: poco romantico, ma quel “ptoing! ptoing!” era fenomenale e carico di attesa (a tutt’oggi è più probabile inciampare in un arrotino che non uno di quegli aggeggi in funzione…).
    Lo scricchiolio dei passi sulle assi di legno della scala che portava su in solaio.
    Il lento trascinarsi delle zampe di Platone, il vecchio cane di mia cugina, sul pavimento di casa.
    Lo schiocco dei pop corn in pentola. Chissà perchè non li faccio più!
    Baci Barbarella, quanti ricordi!

    • Badev ha detto:

      Ma questo, come anche quello di Kalissa, è un post parallelo, altro che commento! Questo Platone dai passi pesanti mi dà l’idea di un cane molto saggio. Grazie di essere passata da queste parti.

  14. Bisus ha detto:

    Ma che bello questo post! Grazie:-)

  15. il ricordo del rumore del vecchio modem della scuola elementare Attilio Regolo ci fa ammattire il futurometro, ci fa… =_____=

  16. pri ha detto:

    Che bel post!!! Auguri Barbarella!

  17. Alberto ha detto:

    Wow, post stupendo. Complimenti
    Alberto

  18. Pavolo ha detto:

    Il rumore delle cartoline in mezzo ai raggi della bicicletta, sognando la moto. 🙂
    Bell’idea grazie.
    PS: nel caso fai la parte ‘olfattiva’… La naftalina nei vestiti dei nonni.
    Ciao

  19. paperi si nasce ha detto:

    Madonna, quanti ce ne sarebbero… Quante cose mi hai fatto venire in mente. Molti sono (ovviamente) condivisi con quelli che hai elencato.
    Aggiungo solo qualcosa di più “territoriale”, e sono i suoni che sentivo quando ero ospite della casa dei miei nonni, al quinto piano di un vicolo di Napoli, nei tardi anni sessanta: ferrivecchi e arrotini, venditori ambulanti, tutti che passavano con il loro carretto o motoretta… e il fischio, la sirena tipica, del venditore di caldarroste.
    Quella stessa casa l’avrei occupata come studente universitario oltre un decennio dopo, e di quel periodo ricordo sempre i rumori e le voci del vicolo, e le canzoni napoletane lanciate senza sosta dalle radio private, e la sirena delle navi nel porto nelle rarissime notti di nebbia…
    Infine ci sono tornato pochi anni fa, prima che la casa fosse definitivamente venduta, e ricordo che in quei suoni e in quelle musiche si era aggiunta qualche melodia arabeggiante…

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