To dream, dreamed, dreamt. (Irregular creatures)

lyonrougelepontIl professore ha voce e mani morbide, ma le tiene chiuse e strette, come mandorle.
Galleggia su Lione come un tappo di sughero, sospinto a balzelli dal freddo verso il suo hotel; la luna, incastrata tra due nuvole, ha quel suo eterno modo opalino di guardare, annoiata e sorpresa, noi umani.
Distratto come l’ultimo bottone del cappotto, il bavero verticale contro il cielo, lui si chiama Leonard Cohen, Alighieri, Calatrava, Andersen, Newton, non si capisce che cosa voglia farne della sua vita e non si contano gli strati dei suoi vestiti, specialmente a tali infauste temperature.
Una signora sottile dall’abito lungo si stringe in una stola damascata arancione, lo aspetta al Café Cannelle, dietro una finestra di pioggia, luce di candela e fiato condensato che la rendono, così sfumata, ancora più femminile.
Lei è fatta di parole e fata di parole, le basta pochissimo ossigeno tra polmone e cuore per vivere, il resto è carta e matita e un sorriso rassicurante come una stretta di mano.
Ma il professore supera il ponte, il rumore della sua tosse scivola nel Rodano, ingoiato dai pesci, avidi di un verso mancante. Non andrà all’appuntamento, non ancora.
La porta girevole dell’hotel capovolge la notte in un corridoio di silenziosa moquette rossa ben illuminata. Solo un suono lontanissimo di pianoforte si sente provenire dal minotauro-ascensore in ghisa al centro della hall. L’uomo entra, prenota il piano, due grosse mani afferrano saldamente le sue caviglie e gli lasceranno le gambe pesanti sino al mattino.
Dalla finestra della sua stanza nota per un istante un uccellino arancione cadere giù da un ramo sognato di giakaranda e volare via, probabilmente oltreoceano.
Fuori, l’aria gelida infeltrisce ogni cosa. Tutti battono i denti in questa storia e qualche incisivo rotola persino dalla pagina, tutti i personaggi parlano molto bene l'”inverno” e tutte le altre lingue patafisiche che si parlano nelle vite immaginarie: tutti, chi galleggia sulla città, chi aspetta in un caffè, chi scrive di creature speciali nella notte lionese.
A chi scrive piacciono molto i due punti. I due punti sono come dire “ascolta”, i due punti elencano, spiegano, semplificano, mettono in fila i vagoni, sono il fischio del treno prima di chiudere la porta e partire.
Chi scrive lancia le parole come i dadi sperando di fare sempre sei e sei, invece potrebbe enumerare molte cose lasciate a metà: un’esecuzione di violino, una stoccata di fioretto, un acquerello sul cavalletto, una sciarpa a tricot, un libro sul comodino e forse anche questo racconto.

Foto (B. De Vito): Lyon, le pont, 2011

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Informazioni su Badev

Looking for poetry in this and that.
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25 risposte a To dream, dreamed, dreamt. (Irregular creatures)

  1. aaaah, lione, lione. sai che ci vivrei per un certo tempo, in quella città? le dedicai anche un post, a suo tempo, ma non erano quelli di cui scrivevo i motivi per cui mi aveva sorpreso. era piuttosto… mah, per restare in tema di metafore, era quel suo essere punto e virgola – e forse stava lì la sintonia, nel mio amare il punto e virgola più dei due punti. si mette un punto fermo, va bene, ma eccoci pronti ad andare oltre.

    • Badev ha detto:

      Grazie “ammenn”, sempre rapidissimo (hai capito perchè nevica? ho scritto venti righe…). Il punto e virgola piace anche a me, lo trovo rivoluzionario.

    • rapidità casuale, di questi tempi: oggi è giorno di viaggio in treno lungo e sono un po’ più tranquillo – e intanto, un po’ invidio la neve torinese, che qui nel nordest c’è solo l’uggia che ricopre tutto.
      (badev, non scrivi spesso ma quando scrivi è uno spettacolo. sappi che per me è bello così)

    • graziaballe ha detto:

      (Sul punto e virgola se non ricordo male, c’è la “costruzione” di un giallino che si intitila “Argento Vivo” di Malvaldi. E’ un libricino da ombrellone e senza pretese, non un consiglio autorevole sia beninteso, però m’è venuto in mente e…)
      Ecco, io su i puntini di sospensione sono da analisi. Altro che lasciare le cose a metà!

  2. riruinglasgow ha detto:

    Bello! Magico! E a me non piacciono nemmeno tanto i punti esclamativi, ma tu me li fai esplodere.

    • Badev ha detto:

      Vi vedo così entusiasti della punteggiatura che quasi quasi, a saperlo, vi facevo un post senza parole! Ciao Riruzza (update me on your Big Day!)

  3. the pellons' ha detto:

    Mi piacciono quelle lingue che si parlano nelle vite immaginarie… Mi piacciono e le studierei, chè studiar lingue è la mia passione.

    • Badev ha detto:

      A chi lo dici! Fantasticavo di una lingua per ogni stagione. Ma ieri sera era tardi, anzi adesso mi chiedo, chissà che avrò voluto dire… Ciao Pell!

  4. the pellons' ha detto:

    E anche immaginare vite, devo dire.

  5. graziaballe ha detto:

    Non sai quante cose mi solletica questo racconto. Che quasi vien voglia di parlartene subito davanti ad una bevanda calda.
    Un piccolo trattato sull’importanza dell’incompiutezza che non poteva non pervadermi. Ma anche tanti spunti introspettivi offerti al lettore con una sapienza che sorprende. Due sei.

    • Badev ha detto:

      Del tuo commento mi piace l’arguzia, che è sempre una tua caratteristica, specialmente quando scrivi, e la proposta di una bevanda calda, da esaudire al più presto.

  6. gardentourist ha detto:

    Come quelle impronte luminose che scivolano per un po’ sullo schermo degli occhi chiusi, a me lascia un guizzo arancione su sfondo notte… bello!

  7. Pim ha detto:

    Lione, città magica, esoterica… ne restituisci l’atmosfera sospesa, misteriosa, custodita nei traboules, tra le mura dei palazzi e Nôtre-Dame de Fourvière. Tutte le cose sono sempre lasciate a metà…

  8. massimolegnani ha detto:

    tu spazi dalle lingue patafisiche!! neologismo stupendo, tra de chirico e patatrac (il sistema di trasmissione di immagini radiologiche da un ospedale all’altro), immaginario e concretezza (cosa c’è di più concreto dei personaggi inventati da una matrice reale?) all’elogio dei due punti che è una romantica battaglia di retroguardia. E in mezzo fai scorrere un rodano un po’ cupo e uno sfarfallio di personaggi che se non li ancorassi a terra volerebbero, palloncini in cielo. Bella Lione e il tuo passo “invernale”.
    da applauso
    ml

    • Badev ha detto:

      Caro ML,
      la patafisica esiste davvero, non l’ho inventata io! Grazie per aver descritto dettagliatamente ogni tuo applauso. Très gentil, merci!

  9. massimolegnani ha detto:

    la patafisica esiste? oddio che ‘gnurant!!!

  10. Pietro Di Legami ha detto:

    Cara Ba’,
    condivido gli arguti commenti dei tuoi lettori. A me non resta che uno scarno e sincero: Brava!
    Mi aggiungo tra i nostalgici dei “due punti”. Trovo che bisognerebbe fondare un club di fans dei due punti: ne sento il bisogno e l’urgenza.

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