Lounge

imagesTu hai i capelli rossi, bijoux sulle braccia che arrivano da tutto il mondo, una tazza preferita per bere il tè, un eterno bisogno d’Africa e quasi cinquanta rondini che hanno fatto primavera.
C’è stato sicuramente un tempo più spensierato, dieci anni fa, con un altro ritmo, ginocchia più agili, amici svedesi, francesi, americani, indiani, messicani e cubani con cui abbiamo cucinato tutti insieme banane fritte e guacamole in una casa piccolissima e per altri versi grandissima, dove noi italiani finivamo quasi sempre in minoranza.
C’era una Peugeot nera che guidavo persino io e un vostro esperimento di fisica nucleare al CERN con un nome di donna, che diventò quasi una di famiglia attorno al nostro tavolo, nelle serate estive: Alice, una fetta di anguria anche per lei, per le collisioni dei suoi atomi, metafora perfetta delle nostre, ancora tutte da svelare.
Siamo ancora noi, qui al tavolino, adesso che i bambini hanno un nome, Betta è volata in Messico, Ernesto è a La Havana con una nuova fede al dito e ci hanno rubato almeno un altro paio di biciclette ciascuno.
Siamo qui, tu nel cerchio di un compasso che non smette di girare, nel riflesso dei miei occhi che inutilmente consulti come il catalogo delle risposte esatte, con quella bella vocetta da combattimento che tenta di scacciare la mosca ronzante, il suo dispetto, la sua noia.
La mia funzione qui è autorizzarti a riprendere fiato, ricordarti la bellezza di uno scoppio di risa, condividere un Ginger Ale e ascoltare quel tuo accento particolare che hai nel modo di parlare, ma soprattutto di essere.
Un caffè con te è sempre partenze e arrivi, cambi di stagione, scali, dirottamenti, valigie da rifare e a volte da riparare, è accorgersi, questa volta, che nella confusione ti mancano davvero il panino e l’acqua per il viaggio.
Cerchiamo insieme un lounge tranquillo, uno di quegli acquari dove i piloti e i viaggiatori si possano finalmente riposare dal fuso orario impertinente dell’umore.

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Informazioni su Badev

Looking for poetry in this and that.
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24 risposte a Lounge

  1. riruinglasgow ha detto:

    Mi piacciono i tuoi acquari senza coccodrilli, e le tue parole sempre belle insieme.

  2. ilgattosyl ha detto:

    e’ vero, sembrano degli acquari dove i pesci si nutrono di salatini e softdrinks….però pensa, io lounge, in italiano, l’ho sempre usato al femminile… 🙂

  3. Pupanna ha detto:

    Leggerti e’ una capatina nel tuo mondo, vissuto? Sognato?
    Sicuramente vero ma con la leggerezza di certi sogni …

  4. Gianca ha detto:

    Oh che bello un mate che mi porta un po’ in giro per il mondo, tempestato di riferimenti più o meno noti, ma tutti sempre piacevoli da incontrare e da conoscere.
    Che bello il lounge tranquillo, nel caso ci si può anche schiacciare un pisolino? 🙂
    Hasta el cafecito, siempre!

    • Badev ha detto:

      Ma finalmente, spero tu abbia un valido motivo per la tua latitanza dal mate… 😉 😉 Anzi, questo bisogno di pisolini mi dà un indizio preciso…

  5. graziaballe ha detto:

    AHHH, qui il piatto non LAUNGE di sicuro! 😀
    (e questa la dovevo dire…che non ci sono proprio riuscita a trattenermi!)
    tavanate a parte …come farai a sistemarci tutti nel tuo porto tranquillo? 😉

    • gra? TAVANATA?!? tu sai che sei la mia pusher di memoria storico-lessicale preferita, vero? che io tavanata non lo sentivo dai tempi del drive-in e di ezio greggio, e pensavo fosse anche scomparso definitivamente nell’oblio delle nuove generazioni (e invece c’è il serio rischio che ludo, apprendendo il tutto dalla madre, diventi futuro divulgatore del verbo passato e reintroduttore del lemma paninaro…)

    • graziaballe ha detto:

      noooo! ma dici che è paninaro??? mi deve essere rimasto un file inevaso che io ero di tendenze più punk all’epoca! 🙂
      però potrei citarti ancora “stai manzo”, “cumpa” e “sfitinzia” ma ormai fa “trooooppo sapiens”! 😛

    • Badev ha detto:

      Nel mio “aeroporto” tranquillo, vorrai dire, Grazia…
      Comunque vi lascio nel vostro nostalgico delirio lessicale, sperando scivoli inosservato… Comunque tavanata lo uso anch’io (ovviamente galattica).

  6. fango ha detto:

    io sto vivendo di ginger ale.

  7. Pim ha detto:

    Passo tra le tue parole in punta di piedi, come quando si entra in una stanza piena di giochi sparpagliati, facendo attenzione a non colpirli incidentalmente. Sono delicati, fragili, ciascuno racconta un pezzo di vita e non può essere spostato perché in equilibrio con tutti gli altri. Mi fermo e ascolto, in silenzio.
    P.

    • Badev ha detto:

      Apprezzo la poesia del tuo commento, tantissimo, anche se per associazione mi ha fatto venire in mente, al contrario, la tragicomicità del pestare, in una camera di bambini, il famoso pezzo di Lego a piedi nudi…

  8. the pellons' ha detto:

    Posso pure io?

  9. Pim ha detto:

    🙂
    Non so che ne direbbe Melanie Klein…

  10. Pim ha detto:

    Le parole come gioco dell’Inc. Mentre leggevo mi è venuta spontanea (ovvia, ma non subito a me chiara) un’analogia tra le tue parole e i giocattoli, che rappresentano rispettivamente per adulti e bambini un modo di comunicare pensieri e fantasie. Un lettore attento, perciò, deve fare attenzione a dove mette i piedi per non pestare goffamente qualcosa… e nel brano i mattoncini di Lego sono tantissimi! 🙂

  11. Marco ha detto:

    Alice, i bambini che hanno un nome, quasi unA di famiglia

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