Viaggio in Cina (parte seconda)

foto-1E poi ogni tanto ne vedi uno, piccolo o grande, per la strada o nei parchi, non è esattamente seduto, direi piuttosto accovacciato, come fosse attaccato al suolo per una coda invisibile, magari leggermente basculante, in un invidiabile stato di agio.
E che fa? Niente, si riposa.
Conoscevo già questa posizione, me l’aveva insegnata uno svedese che l’aveva vista tante volte in Oriente e la usava a sua volta per fare una pausa e rilassarsi, pur con i suoi quasi due metri di altezza, e ci si interrogava su come facesse a non perdere l’equilibrio.
Virgi e io passeggiamo per gli “hutong” di Pechino e incontriamo lui, per esempio, in pausa-gelato, con una faccetta così simpatica, così strabicamente concentrato sul suo cono, che mi verrebbe voglia di strapazzarlo un po’, ma anche di visitarlo, quasi quasi, che mi sembra già strano non aver auscultato i polmoni a nessuno da una settimana a questa parte.
Chè anzi, qua i polmoni non devono esser messi benissimo a giudicare dal bisogno incontrollabile di espettorare che hanno i nostri amici cinesi, una sorta di staffetta del catarro, senza fine, lunga quanto l’intera strada in cui tu, tapino, stai camminando.
Non è mai un procedere rilassato quello dei turisti, è tutto un drizzare le orecchie ai prodromi dello sputo, e poi uno scansarsi, un saltellare, un tirare il fiato per lo scampato pericolo, un asciugarsi la punta delle scarpe con un fazzolettino quando invece il vento è sfavorevole o l’evento ti ha colto di sorpresa, perchè persino dalle auto ferme ai semafori con i finestrini abbassati si potrebbe rimanere vittime di tiri incrociati. E posso assicurare che appena abbassi la guardia succede, succede perchè il disgustoso fenomeno da queste parti si verifica ad altissima frequenza, ma del resto già solo a Pechino ci sono 13 milioni di trachee, tanto per dire.
E’ veramente una delle abitudini più faticose da sopportare qui, altro che essere fissati come alieni per via degli occhi rotondi e dei nasi lunghi, altro che sentire il risucchio del brodo di anatra o, ancor meno grave, il boato di qualche ruttino liberatorio (spesso in posti insospettabili tipo le librerie o le farmacie, mica nei ristoranti!).
Ci sono ovunque campagne del “no spitting” e documentari sul pericolo di diffusione della tubercolosi e delle altre malattie infettive respiratorie, ma sembra si tratti di una consuetudine veramente dura a morire.
Restando in tema di stravaganze culturali, a Pechino come a Shanghai abbiamo visto eleganti signore in pigiama andare a fare la spesa, ma bisogna dire, a onor del vero, con un bel paio di tacchi alti al posto delle pantofole. Delle buone scarpe peraltro non si negano a nessuno, nemmeno ai cani come è possibile vedere in figura, anche se personalmente, per praticità, avrei evitato quelle con i lacci…
foto-3 foto-2
Per chiudere questo post di “fastidi e sgomenti” legati alle consuetudini locali non posso non citare le scatolette per “noodles istantanei”, una vera e propria arma di distruzione di massa se, come è successo a noi, ti fanno compagnia sul treno Shanghai-Pechino per cinque o sei ore, con il pervasivo effetto-knorr dei loro vapori a invadere rapidamente e persistentemente il convoglio.
Sarebbe stato anche un viaggetto piacevole con panorami rilassanti (dietro finestrini ermeticamente chiusi): alberi giovani, corsi d’acqua, risaie, qualche pagodina ogni tanto in lontananza sulle alture, comodamente sedute in una carrozza del tutto simile alle nostre, ma con l’aggravante, purtroppo non trascurabile, del glutammato…
(p.s. l’odore dei noodles istantanei, in ogni caso, messo a confronto con la perfida variante di tofu chiamata a buon diritto “tofu rivoltante”, diventa un’esperienza olfattiva tuttosommato accettabile)

Segue…

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25 risposte a Viaggio in Cina (parte seconda)

  1. fango ha detto:

    se lanciassimo i dadi per il brodo come caramelle, là potremmo avere successo…

  2. ma è comodo davvero, star seduti così, eh! non ti capita mai?

  3. Pim ha detto:

    Certe notazioni – purtroppo – fanno emergere in tutta evidenza l’età anagrafica dello scrivente… 🙂 Sino ai primi anni ’80, sotto i finestrini dei mezzi pubblici erano avvitate targhette che ammonivano i passeggeri di non bestemmiare e non sputare. Ogni sistema di prescrizioni lascia intendere le abitudini della gente, infatti ricordo che soprattutto gli anziani erano soliti fare e l’una e l’altra cosa. In alcune parti del mondo, l’arte dello scaracchio è ancora praticata. In Siria capitava di vedere sputacchiere nei locali, e ora anche tu mi confermi che i cinesi non sono da meno…
    Leggo sgomento notizie sui noodles istantanei, secondi solo alle caramelle al pollo che rifiutai decisamente!
    P.

  4. graziaballe ha detto:

    eh…ma che fine ha fatto il commentone che avevo postato?
    mhà…ormai posso solo fare l’abstract!!!
    – seduta così? 5 min e poi mi portano via tal quale
    – questa cosa del tacco sotto al pijama…fa davvero radical choc!
    – il triangolo rosso “attenzione pioggia di scracchi” mi ha definitivamente cimito l’entusiasmo di un viaggio in cina!
    però quel gagno è fantastico! “strabicamente concentrato” poi… 😀

    • Badev ha detto:

      Secondo me, Grazia, tu ne restituiresti dei reportages magnifici. Ti ci farei andare già solo per quello. (non so niente del commentone, io non vi censuro mai, dev’essere il wordpress che ti censura!)

  5. Pendolante ha detto:

    Mi piace il tuo occhio, il tuo modo di riportarci la gente, i modi, le abitudini. Il modo giusto di viaggiare

  6. MammaInOriente ha detto:

    Ho vissuto in Cina tre anni e ti posso dire che allo sputo non ci si abitua mai. Ma devo dire la verità, più che lo sputo per me era tremendo il risucchio subito precedente per far salire il catarro. Lo sputo se non sei proprio attaccato lo eviti ma il rumore del risucchio ti arriva anche a parecchi metri di distanza!

  7. Emilie ha detto:

    Allora cosi, ho ospitato un’antropologa delle posizione corporale….mi mancchi, un abbracio. Millia

  8. edp ha detto:

    Ecco, io sapevo che avrei perso del tutto la voglia di Cina, che già ne avevo pochissima ma un po’ ci speravo nelle tue parole. Niente….

  9. prishilla ha detto:

    Nonostante quello che scrivi, lo scrivi in un modo che sfido chiunque a non farsi prendere dalla voglia di partire 😉
    prish

  10. Stefano ha detto:

    Ma Dudù avrà visto le scarpine?

  11. squa ha detto:

    adoro il nome del tuo blog! MI piace la metafora, sarà anche perchè adoro il rito del mate.
    (però ti devo dire che non ho capito il commento che hai lasciato da me, ti prego torna a spiegarmi!!)

    • Badev ha detto:

      Non riesco a risponderti da te, forse è un problema di telefono, o di colline toscane. Era molto meno metaforico di quanto si possa immaginare 🙂 Il sostegno è quello della metro, dove ci si appende per tenersi. Interponendolo tra i due sguardi la persona che vedi è meno nitida e se vuoi immaginare che sia la tua nonna (o chiunque altro quella donna ci abbia ricordato) riesci più facilmente. Un gioco tra ciò che vedi veramente e ciò che vuoi vedere. Un abbraccio.

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