Visita Salamanca con un cappello di paglia

_DSC5317Cara Paola,
ti scrivo dall’autobus che da Salamanca porta a Segovia.
Questi tragitti intermedi del mio itinerario mi fanno scoprire la Spagna non-luogo, posti i cui nomi non saprò mai o dimenticherò facilmente, ma che ugualmente si imprimono in qualche fotogramma di memoria. Ciò che mi scorre davanti agli occhi, in queste sequenze punto-linea della statale, richiama per assonanza altri luoghi, altri viaggi, anche lontani tra loro, allora un po’ confondo e un po’ fondo per gioco, ora per esempio mescolo Avila con Santorini o la Sicilia (senza il mare però), sarà per via di tutti questi campi color ocra, inariditi a lungo dal sole. Faccio la mia geografia e quando tutto ci ricorda tutto, è un bene, vuol dire che il mondo lo si è girato parecchio.
Nel frattempo c’è un cambio da fare, scendiamo, risaliamo, tengo d’occhio il mio zaino, anche se penso che non lo prenderebbe nessuno, chè gli zaini, specie quelli come il mio, con appesi dei foularini indiani e altre carabattole, quasi sempre hanno l’aria di esser pieni di calzini sporchi.
Salamanca l’ho lasciata a malincuore, mi ha ridato indietro molta calma e molta luce di cui tutti siamo sempre troppo in debito. L’avresti meritata anche tu.
Di Salamanca ti racconto la cura e la pulizia, la calligrafia in rosso carminio sulle mura dorate dei palazzi, un coerente fil rouge per scrivere sulla città il passato e il presente, per allacciare tempo e spazio. Ti racconto la solidità rassicurante dei monumenti, una solennità materna che sembra dire, anche se parti, noi restiamo e puoi tornare quando vuoi: l’Università, le Cattedrali, la Nuova e la Vecchia che ho visitato diligentemente, cappella per cappella (ce ne sono a decine in ciascuna, è stata dura), motivata però anche dalle mie recenti acquisizioni sull’iconografia dei Santi (grazie Marina!) e da alcune grazie che so io, che spero sempre comunque di ricevere, ma forse non prego con fede sufficiente, a fronte del numero di stoppini che ho acceso.
La pietra che percorri a Salamanca sa di antico ovunque e sempre, le persone sono garbate e cordiali, hanno un’aria di famiglia anche se le conosci da due giorni.
Può succedere che da un vicolo due ragazzi si mettano a ballare un foxtrot con la morbidezza delle bambole e sulla loro cassettina ci sia scritto “per viaggiare” e quello è il preciso momento in cui senti che la giovinezza è un soffio e sta in quei muscoli vivi, in quei sandali, in quella gonna di panno marrone che si agita libera.
Allora muovo anch’io le mie scarpe su e giù per i chiostri e le torri, attraverso il giardino del Museo Liberty, costeggio il fiume, risalgo lungo il Seminario Diocesano, ceno nel ristorante preferito di Almodovar, “El Pecado” (mi danno un tavolino sotto un crocifisso azzurro fosforescente e un’acquasantiera!) e a un certo punto della sera, sgattaiolando dalle quinte di un portico laterale, mi ritrovo all’improvviso su un palcoscenico quadrato, magico come un carillon, che non mi lascia più andare via: sono sulla Plaza Major e non me la sarei mai immaginata così bella.
Salamanca è una giostra che ti fa giocare continuamente, ti chiede di scovare dei soggetti scolpiti nelle facciate degli edifici ed è buffo, tutti lì a scrutare il portale enorme dell’Università, con una mano davanti agli occhi per ripararsi dal sole, nella speranza di beccare una minuscola ranocchia appoggiata su un teschio, perchè porta fortuna a chi la trova, oppure l’astronauta che gravita senza “spazio” e senza tempo tra le più consone sculture della Cattedrale Nuova, curiosa applicazione tardiva di qualche architetto burlone.
L’astronauta io l’ho “encontrado” quasi al primo colpo, come dicono qui, invece la rana, lo confesso, l’ho dovuta cercare con l’aiuto della guida e quanto a “suerte”, pare che l’astronauta valesse meno del simpatico anfibio…

Annunci

Informazioni su Badev

Looking for poetry in this and that.
Questa voce è stata pubblicata in Frequent flyer e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

13 risposte a Visita Salamanca con un cappello di paglia

  1. Pim ha detto:

    Bello questo epistolario girovago, cara Badev: restituisce colori, profumi, persino la sensazione di respirare la polvere di quelle strade.

  2. bello tutto, anche se di salamanca non ho lo stesso ricordo (ma quel mi piace io l’avrei messo anche se tu avessi scritto solo la parola “carabattole”, ecco, sappilo. ché son quelle, le parole che fan la differenza).

    • Badev ha detto:

      Poi mi racconterai la tua Salamanca, che ormai è tempo di raduni intorno alle caldarroste! (che è pure una bella parola, diciamocelo)

    • volentierissimo! (la mia salamanca ha due “bias” di partenza: il primo, era sulla strada per il portogallo – reale meta della vacanza d’allora – e non riuscii a a goderla fino in fondo; il secondo, la associo subito al lavoro: non riesco a non pensare che l’università sia sede di un gruppo di ricerca del mio ambito).

  3. rideafa. ha detto:

    trovai salamanca bellissima, come questi tuoi post. bellissimi.

  4. graziaballe ha detto:

    Con te tutto diventa magico…questa volta è stata Sim Sala manca…
    Ma non era solo una battuta, è la verità! Tanto che se Ammen ha trovato “carabattole” io penso a foularini…perchè spinge a sentire quanto sfuggente sa essere un foulard.
    Penso che la grazia non tarderà ad arrivare ad una che di grazia ne diffonde così tanta! 🙂

  5. piepalmi ha detto:

    Conosco abbastanza bene la Spagna (non solo per motivi vacanzieri), però purtroppo non ho mai visitato la zona di Segovia-Salamanca, che resta soprattutto dopo la tua descrizione, piena di fascino e mistero, per cui mi auguro di essere anche io presto sulla “giostra”. Alcune cose di cui hai parlato nel post sono diffuse, abbastanza omogeneamente in tutta la penisola: ospitalità, cura dei monumenti, attenzioni al turista etc.. Complimenti per il blog e per il titolo scelto, da un amante del mate e dell’Argentina

    • Badev ha detto:

      Grazie Piepalmi, benvenuto qui. E’ un’area della Spagna che merita una visita esattamente quanto le altre più famose mete. Può regalare grandi spettacoli di natura e di silenzio.

  6. piepalmi ha detto:

    cara Badev
    se posso, vorrei consigliarti un altro angolo di Spagna poco famoso, e poco “sponsorizzato” e ancora avulso al turismo di massa: la Murcia; in particolare la città di Lorca. Scrissi tempo fa un post al riguardo. Un posto carico di mistero.

    http://fulminandozeus.wordpress.com/2014/01/22/lorca-una-scintilla-spagnola/

    Complimenti ancora, e buon giro in terra iberica

  7. (Re) Juan Carlos ha detto:

    Ciau Ba!
    Salamanca, mi manca! Nel senso che fa parte di quei pezzi di Spagna che ancora non ho visto. Di Segovia sarei curioso di vedere l’imponenente acquedotto, che è l’unica cosa che conosco 🙂
    Dettagli a parte, come ben sai il pentolino di viaggio è molto apprezzato da queste parti, e i viaggi in bus, pure quelle da così tante ore che non si può dire, mi affascinano… con attese connesse, la sorveglianza zaino (che poi come dici correttamente tu, chi se lo considera il nostro zaino un po’ vecchio e da poco..), sgranchirsi le gambe e mangiare qualcosa al volo, e tante altre cose di questo genere.

    Dunque grazie per il giro in giostra e per i preziosi consigli, non vedo l’ora di partire!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...