Dodici ore

angeloazzuroIl mio Natale è questa notte di guardia che è giunta al termine più vera di tante altre.
E’ il mio collega che dall’altro ambulatorio mi chiede, per favore, B, questo bambino, lo visiti anche tu?
E lo so che tu difficilmente sbagli, che toccandogli la pancia troverò anch’io ciò che non vorrei trovare e sto quasi per dirti che si vede già a occhio nudo, lì, a sinistra, figuriamoci sotto le dita.
Incrociamo uno sguardo di madre così devastato dalla preoccupazione (come invocasse cautela dalle parole che stanno per essere dette), che ci toglie quell’impeto di pronunciarci a tutti i costi, anzi, ci fa rimanere silenziosi, ci fa diventare per un momento anche noi madre e padre di uno sui dieci anni, un po’ svogliato a scuola, ma simpatico da morire, con il labbro leporino che gli distorce un po’ i sorrisi, che peraltro non risparmia a nessuno.
Mentre gli fai l’ecografia i suoi occhi a mandorla ci rivelano un lungo viaggio tra due culture, verso un presente di serenità purtroppo fragile: le fiammelle del color-doppler nell’immagine si muovono in una danza che avremmo preferito non vedere.
Ci guardiamo tutti insieme e uno per uno. Mi scopro annuire a domande che non sono state poste, se non con un breve cenno degli occhi.
E adesso non vi lasciamo soli, non ora che è indispensabile diventare spalla, orecchio, mano tesa: il pensiero è per voi genitori appena sbarcati su un continente ignoto, dove si parla una lingua diversa, si conta in millilitri, si misurano i giorni in buoni e ostili, in ore fuori e dentro l’ospedale, chissà per quanto tempo. Il mio vero Natale d’amore siamo tutti noi qui che ti guardiamo, ben oltre il termine del nostro turno di guardia, da dietro i vetri della Radiologia, mentre ti sdrai nella TAC e dici “mamma, ma è una macchina fotografica enorme questa roba qui! Davvero ci posso entrare?”.

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Looking for poetry in this and that.
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27 risposte a Dodici ore

  1. graziaballe ha detto:

    E questo, mentre fugacemente leggo un post che so già voglio leggere ancor prima che esca, è un colpo basso.
    Perchè sono in ufficio e grazietta vostra è facile al pianto sboccato e nulla ci può fare, è come il riso.
    Perchè sono mamma e ho appena scritto un sms a ludo per fargli coraggio per l’interrogazione di mate…come se quello fosse un problema. Piccolo ma lo era. Era.
    E per questo Natale, che è già una sordina di tutto, e forse per questo lo sentiremo di più.
    Perchè le cose sorde sono quelle che si sentono nel profondo.
    Il tuo Natale è una riflessione sulla vita che si apre ad un Capodanno, speriamo di speranze.

  2. germogliare ha detto:

    In questo Natale, in cui spero di abbracciarti, io, che felice di passarlo in un luogo in cui molti so di trovar tristi, sono certa farò sorridere come te sai fare. Diversi i ruoli, diversi luoghi, ma simili i dolori e simili le speranze a braccetto con i sorrisi.

  3. the pellons' ha detto:

    Quante volte ci tocca, cazzo.

  4. Gisella ha detto:

    ho la forza di un filo d’erba, ho pianto prima di arrivare al fondo.

    • Badev ha detto:

      Lo dite in tanti, forse non dovrei descrivere tanta infelicità. Ma scrivo quello che mi trapassa, che colpisce forte, nel bene e nel male.

  5. kalissa2010 ha detto:

    Terribile…
    Non so se avrai il turno di notte, il prossimo 24, ma se così fosse, ti auguro solo Gesù Bambini raffreddati al massimo, o con indigestione da cioccolata. Niente cose così brutte, niente parole difficili da dire. Sei/siete angeli a cui si aggrappano manine e speranze: vi auguro di poterne regalare tante.

  6. Pendolante ha detto:

    L’incubo di ogni genitore. Da madre vorrei, nal caso terribile, trovare medici così, che vanno ben oltre il loro turno di guardia

  7. Mamma in Oriente ha detto:

    Con quanta delicatezza sai raccontare quello che, visto da me madre, è solo orrore.

  8. Pim ha detto:

    Non ho letto subito perché presentivo ciò che avrei trovato – e in certi momenti è meglio aspettare.
    Una notte di natale di tanti anni fa mi sono trovato anch’io in ospedale, dalla parte sbagliata – quella orizzontale, per intenderci. In seguito, la vita si è divertita a invertire i ruoli e mi sono ritrovato a trascorrere quella notte dalla parte opposta (come semplice tirocinante, ma ugualmente camicemunito). Il cambio di prospettiva, copernicano direi, mi fornì una visuale più completa sul senso delle cose, aiutandomi a comprendere inoltre un terzo punto di osservazione: quello dei genitori, dei parenti, degli amici del malato, testimoni impotenti di un dolore ingiusto che colpisce in una notte che dovrebbe essere una rinascita e non una condanna.

  9. massimolegnani ha detto:

    succede sempre a natale o nei paraggi e allora ti dimentichi le dodici e ne aggiungi altre come un regalo triste sotto l’albero.
    un abbraccio B.
    ml

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