Quasi primavera

_DSC4118Oggi il tuo sguardo è come un orologio sul muro ed io mi scopro vulnerabile alle lancette troppo appuntite del tempo.
Non sai la New York che si va generando sul tuo silenzio, quartiere per quartiere, nuvola per nuvola, parola per parola.
In camera oscura sulla fotografia che galleggia nella vaschetta si svelano un pezzo della tua giacca, un glicine, il mio braccio, l’ex-insegna luminosa del Rodeo in fondo alla strada, appoggiata per terra, spenta e da sostituire, la voce di Louis che nemmeno stasera ha voglia di cucinare, una festa a sorpresa per noi due su una terrazza magnifica che sventola sui grattacieli uptown.
Due anni prima avevi pagato una stanza d’albergo per ospitare una valigia chiusa sul letto per due giorni, un libro sul comodino e uno spazzolino da denti sul lavandino, ma mai, lasciatelo dire, ci fu un denaro meglio speso di quello per una camera 315 disabitata, mentre fuori, sopra i fori imperiali e sulla tua contrattura cervicale, iniziava finalmente a stendersi la primavera.
Ci dissolvemmo in mille particelle di luce, non ricordo se fu prima o dopo Piazza Navona, ma il concetto era destinato a perdurare: vivere, finalmente. Luce a colazione, alla vigilia di Natale, alla stazione di Bologna, nella sala d’attesa del dentista e persino in macchina nel traffico del rientro della sera, due pagliacci, seduti sui sedili anteriori, a raccogliere a ogni semaforo gli ultimi applausi del giorno. 
Dal riflesso delle posate al refettorio si affacciano sorrisi veri e occhi belli, impermeabili ai nervosismi del pianeta, il calendario è solo al presente, ma gira veloce e temperando il tempo forma mucchietti di ricordi sempre più grandi: siamo due matite, in una confezione speciale.
A Milano mi sta aspettando una bicicletta Rossignoli col telaio d’argento, è attaccata a un palo di fronte al Cenacolo di Leonardo, ho voglia di riprendermela, e di rivedere quel dipinto, di pedalare verso la festa di gala di tutti gli aprile, di ritrovarti sui Navigli, dal medesimo lato.
Intanto andiamo “in un’aria di vetro”, di un marzo che non sa cosa vuole, il freddo incoerente di questi giorni non fa fiorire la lagerströmia nel nostro giardino, là dove una notte d’estate abbiamo camminato scalzi di tutte le inutili cose del mondo mortale, aspettando quel miracolo dentro al ventricolo sinistro che infine ciascuno si meriterebbe.

 

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Looking for poetry in this and that.
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10 risposte a Quasi primavera

  1. dalle parti del blog passo sempre meno, regolarmente solo su quei tre/quattro che non considero già più blog ma piccole relazioni. stamni ricevo via mail una notifica dla pentolino per il mate, e come ogni volta torno con piacere a rileggerti in questa pausa caffè, con tutta la grande bellezza di una storia dai contorni intimi e sottili.
    (e non dimenticare che, se passi da milano, con o senza bicicletta, c’è sempre un caffè in compagnia pronto ad accoglierti)

    • graziaballe ha detto:

      Marzo è un mese strano.
      Non l’avrei mai calcolato se non fosse che per puntualizzarlo, è nato mio figlio.
      Ma io aspetto la descrizione di ogni mese, quello prossimo…
      🙂

    • Badev ha detto:

      Ciao Luca,
      felice di essere nella categoria “piccole relazioni”. Vedrei bene e con contentezza anche un caffè, magari quando vado a recuperare la bici d’argento dei sogni!
      😊

  2. Un misto di commozione, nostalgia e ricordi pieni di bellezza. Uno scritto che mi tocca molto.

  3. Pietro Di Legami ha detto:

    Un toccante, commovente anticipo di Primavera. Grazie Ba’ per le tue poesie in forma di prosa.

  4. Mezzatazza ha detto:

    Mi piace, come mi era piaciuto un po’ di Rilke: la parte meno lagnosa.

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